A molti lettori non piemontesi  la sigla Csea non dirà praticamente nulla. Come fino a poco tempo fa a molti non toscani l’acronimo Mps non aveva particolari significati. Csea è stata un’agenzia formativa torinese. Erano in gamba, lavoravano bene, erano flessibili e si adattavano a un mercato del lavoro in perenne divenire. Come spesso accade a queste agenzie pubbliche in Italia i troppi appetiti le hanno distrutte. Csea a scelto di crescere vertiginosamente acquisendo a destra e a manca altre strutture diventando un mostro policefalo al cui interno si potevano anche infilare amici, sodali di partito e raccomandati.

Dalle stelle alle stalle. Csea era cresciuto nei numeri, ma aveva perso qualità e moralità oltre che competitività ed ha iniziato un lento tracollo che per anni è stato celato con mezzi e mezzucci mentre qualcuno ancora cercava di fregare soldi pubblici. Fino a quando è stato impossibile salvare il salvabile. Il fallimento di Csea ha lasciato 300 lavoratori senza posto di lavoro e molte ferite umane ed economiche non rimarginate. A quel punto era praticamente impossibile tenere il bubbone nascosto ai massimi livelli politici. L’opposizione della giunta Fassino ha ottenuto una commissione di indagine.

La commissione ha lavorato con serietà e pazienza e ha finito da poco il suo lavoro. Il corposo report finale che ha prodotto non è ancora pubblico, ma ci sono segnali che si tratterà di una vera bomba. Del rapporto di 160 e più pagine sono uscite su giornaloni locali piccole anticipazioni che paiono l’aperitivo di una vera Waterloo per la politica torinese. Fra le storie uscite a mezzo  stampa c’è anche un episodio di tentativo di corruzione in Africa che ricorda più un film di Alberto Sordi che una spy story. Csea tentò di siglare un contratto con il governo della Tanzania. I vertici di Csea volarono in Africa, con una  valigetta imbottita con 25 milioni di vecchie lire in banconote da consegnare al ministro locale per garantirsi corsi di formazione e i finanziamenti. La valigetta arrivò a destinazione. I dirigenti Csea tornarono a casa soddisfatti. I corsi nessuno li ricorda.

Al momento della discussione in Sala Rossa del rapporto della commissione la maggioranza e chiesto e ottenuto di farlo a porte chiuse scatenando le ire dell’opposizione che ha abbandonato l’aula

Le conclusioni della commissione di inchiesta sono piuttosto chiare

Csea è stato il paradigma di un rapporto distorto fra politica e presunta impresa. Il paradigma era fatto di assunzioni di amici e parenti, consulenze affidate agli amministratori della società, bilanci certificati in casa, Inerzia da parte delle istituzioni che dovevano controllare. La politica poteva intervenire, non lo fece per evitare il danno di immagine e la perdita dei posti di lavoro.

Promette rivelazioni importanti anche il racconto di uno dei commissari

Se c’è una cosa che ho capito è che Csea – un crac che ha bruciato decine di milioni di euro pubblici in quindici anni, mentre in molti se ne approfittavano – è il paradigma di come è stata gestita Torino, di come è stata gestita la cosa pubblica in questi quindici anni di apparente trionfo, realizzato in gran parte a colpi di debiti e di amicizie interessate.

Se dovessi riassumere in cinque parole la vicenda Csea, non potrei che dire “è tutto un magna magna”. Detta così, però, sembra la solita affermazione qualunquista; è per questo che è importante approfondire, leggersi i racconti dettagliati, impressionanti, di cosa succedeva, per capire che veramente non si tratta di una esagerazione. Nella vicenda Csea tutto si mischia: politici di primo livello, dirigenti comunali, sindacalisti, imprenditori, massoni; sorgono degli interrogativi persino sulle forze dell’ordine e sulla magistratura torinese, che nel 2004 indagò su un gruppo di esterni che volevano entrare in Csea senza interessarsi di ciò che vi accadeva dentro.

Ma chi erano gli attori politici principali della Torino di quando Csea ha fatto splash, che potrebbero a loro volta essere gli attori principali del rapporto della commissione ? Il sindaco di Torino era Sergio Chiamparino, sindaco per caso essendo diventato primo cittadino per la morte del candidato Carpanini. Il Chiampa è stato trattato per anni come una icona della sinistra illuminata: il sindaco della Torino Olimpica, che in effetti era stata pensata e realizzata da Valentino Castellani, poi presidente della Compagnia di San Paolo, fino a un possibile futuro da candidato a presidente della Regione Piemonte per il centrosinistra.

Meno noto a livello nazionale è il suo storico vicesindaco Tommaso detto Tom Dealessandri. Se cercate notizie su di lui su Google ne trovate stranamente poche per un politico di lungo corso come lui, ma in effetti è sempre stato a lavorare nell’ombra come vicesindaco con deleghe in tempi diversi a partecipazioni societarie del Comune ed aspetti finanziari di aziende e consorzi: aspetti gestionali delle aziende e dei pubblici servizi, formazione professionale con riferimento alle politiche attive del lavoro e dell’obbligo formativo, coordinamento Grandi Progetti, fondi strutturali, problemi del lavoro, avvocatura comunale affari legali e atti relativi; rapporti con I’Università; rapporti con il Consiglio Comunale e in finale i servizi cimiteriali. Prima di questo una trentennale carriera sindacale. A raccontare questo suo passato è lo stesso Tom Dealessandri nel suo curriculum vitae inviato e firmato per essere poi inserito nel Cda di Iren. Dopo che ha lasciato la carica di vicesindaco di Piero Fassino in cui aveva le deleghe a partecipate e lavoro. Infatti Tom Dealessandri è passato in Iren, maxi azienda pluriregionale che si occupa di energia.

Se poi parliamo di Fassino salta fuori il secondo dei tanti problemi politici sul tavolo. Fassino sta cercando di prendere le distanze dal grande scandalo in partenza, ma gli sarà difficile dato che in campagna elettorale si è voluto presentare come diretta continuità con il passato.

Ora tutti aspettano la pubblicazione ufficiale del rapporto della Commssione Csea per capire che cosa è successo.

Ultima domanda: ma ci saranno altri casi Csea che covano a Torino ?