Cerotti alla nicotina per quell’80% di fumatori fra gli oltre 84mila carcerati del Regno Unito. Sta per essere approvata la riforma dei regolamenti delle prigioni, presto potrebbe quindi essere illegale fumare all’interno delle celle delle prigioni, finora considerate “recinti domestici” e quindi esentate dal divieto assoluto di fumo nei luoghi pubblici introdotto nel 2007. Le associazioni e i sindacati del personale penitenziario lo chiedono da anni: stop al fumo passivo per chi lavora nelle carceri. Ma sull’altro versante le associazioni per i diritti dei prigionieri lanciano l’accusa di “mancato rispetto dei diritti umani”. Fumare, quindi, come un diritto fondamentale, un diritto comunque destinato a venire meno quando, dall’anno prossimo, partiranno le sperimentazioni nel carcere di Exeter e nella prigione femminile di Eastwod Park, entrambi nel sud ovest dell’Inghilterra.

Vietato fumare, quindi, nelle celle ma anche in tutti gli spazi pubblici delle prigioni, compresi i giardini e i cortili dove i carcerati sono soliti passare le loro “ore d’aria”. Fra gli addetti ai lavori, comunque, si teme ora l’esplosione di rivolte e di manifestazioni, ma l’associazione di volontariato User Voice, che aiuta gli ex carcerati, annuncia anche azioni legali contro il divieto. Il presidente Mark Johnson attacca e dice: “Fumare nelle prigioni va considerato a tutti gli effetti come un diritto umano”. Alcuni parlamentari conservatori, inoltre, condividono i timori di riot e proteste e starebbero in queste ore facendo pressioni sul governo guidato da David Cameron per portarlo a riconsiderare il divieto. Un’altra associazione per i diritti dei carcerati, la Howard League for Penal Reform, avverte: “Le prigioni stanno andando incontro a inaspettati e drastici tagli di bilancio, di personale e di misure di sicurezza. Probabilmente l’intento dietro questo divieto va considerato come assolutamente condivisibile, ma il malcontento dei carcerati metterebbe lo staff degli istituti penali sotto una pressione fortissima, una staff che al momento sopporta grandissimo stress per un sistema carcerario in forte crisi di budget”.

Il ministero, comunque, ha fatto sapere che saranno dati “cerotti alla nicotina a tutti i fumatori, in modo da aiutarli a superare le crisi di astinenza”. Una “ospedalizzazione” degli smokers che rischia di andare incontro a forti critiche nel caso in cui dovesse essere effettuata. Dopo le prime due sperimentazioni, si prevede che il divieto giunga a interessare tutte le prigioni del Regno Unito nel giro di dodici mesi. Il sindacato del personale penitenziario plaude all’iniziativa: “Nostro obiettivo era proprio giungere a questo divieto. Prigioni libere dal fumo per i nostri lavoratori: faremo di tutto per aiutare il ministero in questa rivoluzione. Capiamo come possa essere difficile nei primi tempi, ma il divieto di fumo nelle prigioni del Canada e negli istituti minorili di Inghilterra e Galles non ha portato a tutti questi problemi che ora vengono paventati”.