Sarà esteso anche alle società “controllate o collegate” il commissariamento che oggi è in atto per l’Ilva di Taranto. È quanto previsto dalla bozza del decreto che il governo ha redatto per consentire alle 13 società del Gruppo Riva, sequestrate dal gip Patrizia Todisco, di riprendere le attività. Il nuovo provvedimento, composto da 5 articoli, non solo sarà in vigore dal “giorno stesso della pubblicazione”, ma avrà anche valore retroattivo cioè sarà applicabile e anche “ai sequestri già disposti” prima di quella data. Il governo, quindi, sta tentando in questo modo di risolvere il nuovo “caso Riva” dopo la rappresaglia dei padroni dell’acciaio – indagati per il disastro ambientale di Taranto – al nuovo provvedimento della magistratura ionica hanno risposto con la chiusura delle aziende e il licenziamento di 1.400 lavoratori scesi in piazza oggi a Verona.

“Se avviene un sequestro – ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato – deve avvenire tutelando l’attività produttiva”. Oltre all’estensione delle società da commissariare, la bozza prevede anche la nomina di altri subcommissari fino a un massimo di tre. Ma il punto più controverso appare quello con il quale l’esecutivo dispone che commissario e subcommissari siano “immessi nella titolarità e nel possesso delle azioni, delle quote sociali, dei cespiti aziendali e della liquidità delle società” e le possano amministrare “al fine di perseguire l’esercizio delle attività d’impresa”. La gestione dei fondi, pertanto, non spetterà più al custode giudiziario Mario Tagarelli come era stato paventato pochi giorni fa: a questi spetterà esclusivamente il compito di vigilanza. Al quarto articolo, infatti, il decreto sancisce che per i beni sotto sequestro preventivo, compresi titoli, quote azionarie e liquidità “l’organo di nomina giudiziale ne consente l’utilizzo e la gestione agli organi societari esercitando i necessari poteri di vigilanza”. Insomma sarà ancora una volta Enrico Bondi, l’ex amministratore delegato dei Riva poi nominato commissario straordinario, a dover gestire le aziende del gruppo industriale. A lui e ai subcommissari saranno affidati i compiti di gestire i 49 milioni di euro bloccati dalla Guardia di finanza di Taranto e la redazione e approvazione dei bilanci di Ilva e delle sue controllate.

Il decreto, quindi, punta alla limitazione del trasferimento dei liquidi nel Fondo unico di giustizia (Fug) per mantenere in vita le aziende e salvare così i posti di lavoro e solo nel caso in cui “l’attività di impresa non sia concretamente e oggettivamente perseguibile” la liquidazione dei beni sequestrati e i ricavi potrebbero confluire nel Fug.

E mentre il Governo, con la quarta legge ad aziendam in meno di dodici mesi, tenta di uscire dal nuovo pantano, si materializza in maniera sempre più concreta la nuova bufera Ilva. Giovedì 26, infatti, la Commissione europea potrebbe annunciare ufficialmente l’apertura della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, colpevole di non aver obbligato i Riva a rispettare le leggi europee sulla salvaguardia ambientale. Un’azione comunitaria, nata dalla denuncia di Peacelink e Fondo antidiossina onlus, basata su un dossier di migliaia di pagine. A Bruxelles, infatti, dal 2012 sono giunti tutti i documenti dell’inchiesta pubblicati dalla stampa, i provvedimenti legislativi e soprattutto le perizie ambientali ed epidemiologiche che hanno descritto l’allarmante situazione del capoluogo ionico. In quelle carte, tutte tradotte in inglese, sono state riportate le vicende che hanno scandito l’emergenza Ilva: dalle pecore abbattute perché contaminate dalla diossina, alle ordinanze del sindaco che ha vietato ai bambini di giocare nei giardini del quartiere Tamburi. Dai risultati della campagne di monitoraggio degli inquinanti, al divieto temporaneo di seppellire e riesumare i cadaveri al cimitero.

Dal 26 marzo 2012 è partita così una fitta corrispondenza tra Roma e Bruxelles con la quale l’Europa ha chiesto spiegazioni su tutti gli aspetti riguardanti l’acciaieria di Taranto. L’ultima missiva, dello scorso 8 luglio, riguarda il decreto “salva Ilva bis” con il quale viene nominato Bondi. La Commissione oltre alla conferma dell’adozione del “piano ambientale” degli esperti e del “piano industriale” dello stesso Bondi – mai presentati ufficialmente – previsti nel decreto, ha espressamente chiesto di sapere in che modo questi “garantiranno la protezione dell’ambiente e della salute” e il rispetto dell’Aia. Non solo. La commissione Ue ha anche bacchettato Roma scrivendo “con rammarico che i risultati del monitoraggio delle emissioni (diverse da diossine) provenienti dall’impianto Ilva ne corso del 2012 sono ancora in fase di convalida” e ha chiesto se la sanzione imposta dall’Ispra per la violazione delle prescrizioni sia stata “applicata correttamente”. La risposta sarebbe dovuta giungere a Bruxelles entro il 29 luglio.