“Non temiamo nessuno”. E’ l’altolà lanciato ai concorrenti italiani dal comitato promotore di Ravenna 2019 capitale della cultura. Proprio nel giorno in cui sono stati depositati i progetti completi al Mibac di Roma da parte delle città partecipanti, il coordinatore del comitato Alberto Cassani non nasconde l’intento di arrivare fino in fondo ad una gara che ha in palio un milione e mezzo di contributi europei, ma soprattutto un ritorno senza limiti in termini di immagine e turismo per il futuro della città e della Romagna intera.

450 milioni di euro come spese totali preventivate, di cui 408 milioni in conto capitale come spese infrastrutturali (150 milioni solo per la nuova Darsena) e 45 milioni come spese operative (36 dal settore pubblico e 9 dal settore privato), sono i numeri messi sul piatto questa mattina di fronte ai commissari del ministero e alla stampa locale, nonché tra due giorni direttamente consultabili sul web. “Il progetto culturale e artistico in questo primo step della selezione è praticamente facoltativo”, spiega Cassani, “oggi si valuta soprattutto la solidità e la credibilità di chi propone il progetto. Il piano finanziario e infrastrutturale è impegnativo ma realistico”.

Scansate le polemiche per i compensi dei primi tre anni di lavoro (900mila euro, ndr) Cassani orienta il ragionamento sul lato concorrenziale: “Questa gara tra città italiane è un’esperienza senza precedenti nel settore e noi ci arriviamo con un grande progetto basato su 400 proposte arrivate con open call e 28 gruppi di lavoro. Non vogliamo sfigurare di fronte a nessuno e crediamo nella nostra proposta. Le altre città hanno già dichiarato più volte che ci considerano molto competitivi”.

A Roma in queste ore dovrebbero giungere i dossier di circa 18 città italiane che si propongono al prestigioso riconoscimento. In prima fila spiccano le più agguerrite: Urbino, Siena, Bergamo, Lecce, Mantova, L’Aquila e Matera (queste ultime hanno consegnato il plico con 24 ore di anticipo). Dietro di loro un nutrito gruppo di comuni che non sembrano crederci fino in fondo tra cui le nobilissime Torino e Venezia. Ed oramai il tempo strategico dello studiarsi a vicenda pare esaurito: “Ravenna non ha emergenze da cui fuoriuscire con la nomina di capitale della cultura”, ha specificato Cassani con un riferimento che a tutti è subito sembrato verso città come Siena e L’Aquila che stanno vivendo un momento di delicata rinascita.

“Noi non usiamo nemmeno testimonial d’eccezione poco legati al territorio, basiamo la nostra candidatura sulle idee innovative nate qui”, conclude. E il riferimento per nulla velato è per i vicini di Urbino che hanno Jack Lang, l’ex ministro della cultura del governo Mitterand, tra i primi firmatari per un appello alla UE sull’eccellenza della città marchigiana e nomi in elenco di prestigio come Umberto Eco, Camilleri e Morricone.

Dopo pochi mesi dalla prima selezione usciranno i nomi di quattro/cinque città che dovranno poi presentare progetti più articolati e dettagliati ed entro la fine del 2014 si decreterà il vincitore. La Commissione giudicatrice è composta da 13 membri: 7 esperti nominati dall’Unione Europea e altri sei nominati dal governo italiano, di cui però non si conosce ancora il nome. “Ad ogni modo”, conclude Cassani, “se non vinciamo i progetti strategici per la città verranno comunque realizzati”.