La Madre Terra è sacra, e su questa idea si sono creati molti movimenti di stampo ecologista negli ultimi anni anche in Europa.

Ma questa volta il segnale che arriva dall’America Latina o meglio dalla Bolivia è destinato a far discutere, perché lo stesso concetto viene affermato però con grande forza nel quadro di una legge. E del resto non deve sorprendere che l’idea sia venuta ad un Paese, dove la concezione dell’uomo sulla terra è completamente diversa da quella che si ha in Europa o nel modello occidentale del cosiddetto primo mondo. Per i popoli andini infatti l’uomo sulla terra svolge lo stesso ruolo di un qualsiasi altro essere vivente o inanimato che sia. L’uomo non è su questa terra per sfruttare le sue risorse o per produrre all’infinito. L’uomo è su questa terra per- sembrerà strano dirlo- vivere in pace con gli altri. Si crede che la Terra sia viva e degna di rispetto, tanto che se vi avventurate all’interno della Bolivia o nel Nord Ovest dell’Argentina, vedrete ai bordi delle strade, molte costruzioni di pietre: sono le apacheta. Quasi piccoli altari di pietra che stanno a ricoprire un piccolo buco nella terra, dove le persone mettono un pezzo di pane, un goccio di acqua, anche una sigaretta, per ringraziare la madre terra che li ospita e che ogni giorno offre loro i suoi frutti.

Il Presidente Evo Morales, con una vera e propria serie di regole, ha dato vita alla protezione legale della Madre Terra, indicando come si debba vivere in armonia ed equilibrio con la natura. La normativa crea una sorta di ‘avvocatura’ dello Stato che ha l’obbligo di proteggere i diritti della terra, anche se in teoria, tutte le autorità statali dovrebbero già farlo.

Morales, aveva già indicato negli anni scorsi una serie di provvedimenti per concedere ‘diritti’ alla Madre Terra, o Pachamama, come se fosse una persona, tra questi il diritto alla vita, all’acqua, alla diversità, all’aria pulita, all’equilibrio, e a vivere liberi dall’inquinamento. Ma con la legge promulgata in questi giorni ha voluto affermare che l’idea della protezione dell’ambiente non è una posizione folcloristica o politicaly correct in ossequio alle credenze antiche dei popoli. Insomma non è una operazione di marketing per ‘vendere’ un nuovo modello di socialismo del ventunesimo secolo targato America Latina.

Sicuramente con questa norma la Bolivia si conferma come un paese capace di promuovere e proporre a livello internazionale una visione ed una strategia ma anche un modello operativo e legislativo con una forte e connotata innovazione, che va a “disturbare” molti interessi economici che fino ad ora erano stati preservati: ad esempio quelli dei latifondisti. Uno degli articoli di questa norma, parla chiaramente di distribuzione e ridistribuzione delle terre in maniera egualitaria con priorità per le donne, i popoli indigeni originari e contadini, oltre a comunità interculturali e afroboliviani che ancora non le posseggano. Ed è un fatto innegabile, per chi conosca un poco di storia dell’America latina, che è proprio la concezione del latifondo, una delle cause dello stato di arretratezza delle economie sud americane, dove la borghesia per decenni non ha avuto mai alcun interesse a sviluppare una economia che potesse avere riscontri anche nel Paese in cui viveva.

Il presidente boliviano Morales è si un uomo figlio di queste terre, che segue una filosofia “naturalistica” tipica di questi posti, ma ha dimostrato di essere anche un uomo di questo tempo e quindi al di là della consacrazione del mito della Pachamama, ha una visione strategica e assolutamente razionalista del suo Paese. Sa benissimo che in un continente come quello latinoamericano è bene proteggere terra e popoli dallo sfruttamento selvaggio delle multinazionale e degli stranieri che in questa parte del mondo hanno sempre “banchettato” in molti casi gratuitamente.