C’è il Pd di Renzi, c’è il Pd di Letta e c’è quello di Cuperlo, ma forse non sapremo mai chi sarà il nuovo leader del Pd, poiché nel Pd hanno smarrito, oltre al senno, anche 500/600 delegati (non è uno scherzo) dati ufficialmente per dispersi. Ma si tratta di un calcolo sommario, come nella contabilità delle vittime dopo le inondazioni del Gange. Quanto al dibattito interno, il sindaco di Firenze ha parlato male del premier fingendo di appoggiarlo, mentre i supporter del premier fanno sapere in giro che preferiscono una bella scissione, piuttosto che farsi comandare dal sindaco di Firenze.

Notevole la sintesi dell’altro candidato Civati che ha esclamato: “Basta con questo atteggiamento da sfigati”. Infine, per i cultori dell’acido lisergico, si consiglia la lettura dello statuto del Pd, che sembra scritto da un gruppo di enigmisti durante un viaggio psichedelico piuttosto intenso.

Poi c’è Sel che è il partito di Vendola, prima alleato di Bersani nelle scorse primarie Pd, poi alleato del Pd nelle passate elezioni (cosa che gli ha consentito di incamerare una buona fetta di deputati e senatori), però subito dopo avversario del Pd delle larghe intese, e domani chissà se ti va, come cantavano gli Articolo 31.

Dei Cinquestelle (spesso impegnati in riunioni molto simili ad agitate terapie di gruppo) l’unica cosa sicura è che non faranno mai alleanze col Pd (né risulta che il Pd voglia fare alleanze con i Cinquestelle). Incuranti dei sondaggi sfavorevoli (chiaramente manipolati, fanno sapere) ambiscono a conquistare il 51 per cento dei voti alle prossime elezioni.

Di Scelta Civica si sa davvero poco, come nell’Ottocento certe carovane che si addentravano nel deserto dei Gobi. Ogni tanto ne riemerge qualche brandello malconcio: i resti delle truppe cammellate Udc, gli sciamani di Italia Futura mentre del professor Monti si sa soltanto che vaga narrando di avere avuto in pugno l’Italia, ma poi di averla chissà come smarrita.

Detto questo, ditemi voi per quale ragione al mondo, Silvio Berlusconi, sia pure da condannato, pregiudicato e decaduto, non dovrebbe tornare a vincere anche le prossime elezioni.

Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2013