Un inno alla vita. Il concerto in memoria di Federico Aldrovandi, più che un ricordo della sua morte avvenuta esattamente otto anni fa, “vuole essere un inno alla vita”. È l’augurio che patrizia Moretti, madre del ragazzo ucciso a 18 anni durante un controllo di polizia davanti all’ippodromo di Ferrara, lancia dal palco della seconda edizione del concerto “Musica per Federico”, che si tiene simbolicamente proprio all’interno dell’ippodromo e che ora diventerà un appuntamento annuale a ridosso di ogni 25 settembre, giorno della sua prematura scomparsa.

Prima di lasciare spazio ai musicisti che hanno voluto essere presenti a Ferrara per celebrare la ricorrenza, la madre ringrazia il pubblico per la “forza che ho ricevuto da voi, che ci avete sempre sostenuto e ci avete permesso che Federico avesse quel po’ di giustizia che ha potuto ottenere”. Una giustizia che ancora manca in altre aule giudiziarie dove si stanno dibattendo o dove non sono mai arrivati casi simili a quelli di Federico. “Ci sono altre famiglie che stanno ancora lottando per la verità, penso ai qui presenti Lucia Uva, Domenica Ferrulli, Filippo Narducci. Purtroppo siamo tutti testimoni di qualcosa che non avremmo voluto vivere. Qui vogliamo dire basta a queste tragedie che purtroppo hanno colpito le nostre famiglie”.

A Ferrara non era presente Ilaria Cucchi, che ha lasciato un messaggio su facebook dedicato a Federico, “che con il suo sacrificio ha aperto tante strade in un percorso di civiltà”. Ora “viene ricordato con la musica e con l’affetto vero e sincero di tanta tantissima gente che non vi abbandonerà mai. Purtroppo – riprende la madre di Aldrovandi – siamo tutti testimoni di qualcosa che non avremmo voluto vivere. Oggi ricordiamo qui Federico in musica e tutti quelli che come lui vorrebbero essere qui. Ci tengo molto al fatto che musica ed arte accompagnino il ricordo di mio figlio, perché era un ragazzo e tutti  ragazzi hanno diritto alla felicità e a una vita serena. Spero che questa musica ci possa regalare tutto ciò. E che sia una giornata di inno alla vita”.

E l’inno alla vita in musica ha avuto le note e le parole anche di Massimo Bubola, storico collaboratore di Fabrizio de Andrè, che al ragazzo ha dedicato una delle sue instant song, “Quante volte si può morire e vivere”. “Conoscevo già il caso Aldrovandi – confida ai piedi del palco -, ma mi ha colpito particolarmente la manifestazione dello scorso 27 marzo, con il presidio in solidarietà ai quattro poliziotti condannati per la morte di Federico organizzato dal Coisp. Vedere la madre costretta a scendere dal suo ufficio con in mano la gigantografia del figlio in obitorio quasi fosse una sindone mi ha ferito, addolorato, indignato”.

L’esibizione di Bubola ha fatto parte di otto ore di musica no stop, con dieci i gruppi che hanno risposto all’appello lanciato dall’associazione Federico Aldrovandi onlus e che sono venuti a Ferrara per ricordare, “e ringraziare”, come detto da molti musicisti sul palco, Aldro. Tanti gli artisti presenti: tra gli altri I Nuovi Ranti, Dubby Dub, Hate The Nation, Majakovich. Andrea Dodicianni, musicista poliedrico che con la sua canzone “Saint Michel” ha vinto il concorso nazione di Amnesty International Italia “Voci per la libertà”. Il brano rappresenta una preghiera laica dedicata alla famiglia Aldrovandi: “Stefano non sa più se mangiare non tornerà più a casa, per Federico morto ammazzato l’asfalto di Ferrara, per la sua mamma”. La musica è continuata con il songwriter Alessandro Fiori, ex cantante dei Mariposa, e Andrea Appino, frontman del gruppo Zen Circus.

Mentre sul palco regnava la musica, all’ippodromo comunale sono arrivati anche drappelli di ultrà. Banda Boccassa, Vecchia Ovest Ferrara e Cani Sciolti hanno lasciato i campi da calcio per un terzo tempo di solidarietà a suon di fumogeni e cori da stadio. In serata, attorno alle 21, è salita sul palco l’altra grande ospite della serata, Marina Rei accompagnata da Pierpaolo Ranieri, Andrea Ruggiero e Matteo Scannicchio, per cantare “Che male c’è”, una canzone scritta con Riccardo Sinigallia e Valerio Mastrandrea dedicata al caso Aldrovandi. “Questo pezzo – spiega – parla di un profondo senso di solitudine che si può provare davanti a una situazione di violenza, a un’inferiorità numerica, a un comportamento privo di senso”. Ecco allora che nelle parole della canzone si sente emergere la voce di Federico: “Troppo tardi per salvarmi, troppo presto per morire, ora che è quasi finita, non potrà mai più finire”.

Dopo il momento dell’arte e del divertimento è venuto quello della riflessione, con papà Lino che, foglio in mano, ringrazia tutti quanti per questo momento di cultura, “che è cultura come insieme di valori per Federico, cultura del rifiuto della violenza, cultura perché non accada mai più”. E poi un pensiero finale a chi uccise suo figlio e che ora riprenderà il servizio all’interno della Polizia di Stato: “noi chiediamo allo Stato che vengano deposti dall’incarico e intanto ricorderemo Federico ogni anno attraverso la cultura della non violenza. Nessuno – si rivolge al figlio – potrà più permettersi di offenderti”.