Chi condivide la sensazione che a livello tecnologico e non solo, l’audio sia figlio di un dio minore rispetto al video, troverà in questo post qualche spunto di riflessione e di approfondimento. In molte case sono ormai presenti uno o più mega schermi, eppure ad una diffusione capillare di pannelli lcd e plasma non corrisponde una presenza altrettanto significativa di impianti per la corretta riproduzione dell’audio (Dolby o Dts 5.1 o stereo). Certamente viviamo nella società dell’immagine, ma l’udito è forse un senso meno determinante della vista ai fini del coinvolgimento emotivo? Un dubbio che potrebbe essere alimentato anche da una ulteriore domanda: la ricerca tecnologica ha davvero investito in questo settore meno che in altri campi della tecnologia? Pur limitandosi per brevità al solo ambito dell’intrattenimento audiovisivo, è possibile escludere entrambe le cose con relativa  tranquillità.

1 In primo luogo, molti studi sulla percezione chiariscono che il nostro coinvolgimento emotivo nel seguire un film, dipende più dalla componente uditiva che da quella visiva. Rivedere un grande kolossal a casa è spesso deludente molto più per la povertà del suono che a causa delle dimensioni dello schermo. Fra le tante ragioni per cui ciò accade, potremmo evidenziare una delle più lampanti e cioè che il suono è un evento prima di tutto fisico e la fisicità con la quale ci investe dipende direttamente dalla qualità di ciò che lo riproduce. Ognuno di noi può verificare empiricamente quanto il suono sia determinante nella fruizione di un film facendo un piccolo esperimento: se togliessimo improvvisamente l’audio, la magia del film si spezzerebbe istantaneamente. Viceversa, se provassimo ad oscurare il video lasciando il suono, l’effetto sarebbe assai meno brutale e per diversi secondi l’emozione sopravviverebbe intatta.

2 In secondo luogo, la tecnologia ha fatto nel campo dell’audio progressi altrettanto importanti di quelli compiuti in altri settori: ciò è stato possibile sia grazie all’impiego di materiali per la costruzione degli altoparlanti, sempre più raffinati, che alla creazione di formati di digitalizzazione del suono più performanti. Proprio in questi giorni è uscita la notizia che la Sony lancerà sul mercato un nuovo software ed hardware correlato per la vendita e riproduzione di musica ad alta risoluzione, denominato Hi Resolution Audio. Il fatto che in Italia per ora non sia previsto il lancio di questa nuova tecnologia, è l’ennesima riprova che anche in questo settore rappresentiamo un mercato totalmente insignificante. Questo ulteriore schiaffo dovrebbe farci riflettere ancora di più sul dato che il problema sembra essere più culturale che economico: in Italia insomma, la musica conta poco.

Interessante notare inoltre, che ad una crescita rapida e diffusa della tecnologia in molti settori della nostra vita, corrisponde in maniera quasi inversamente proporzionale, un’involuzione qualitativa del nostro modo di fruire della musica e del suono in generale. In buona sostanza, una televisione di dieci anni fa è tecnologicamente inferiore ad uno schermo attuale, un lettore Vhs (videocassette) non può competere con un riproduttore Dvd o Blu Ray. Nel caso degli impianti audio la situazione sembra molto diversa. Se fino alla fine degli anni Novanta era infatti necessario possedere almeno un impianto Hi-Fi compatto per ascoltare della musica (tralasciamo il vinile che meriterebbe un articolo a parte), il mercato odierno pullula di strani e bizzarri prodotti a basso costo. Uno stereo compatto non era e non è certamente la soluzione ideale, ma ha il vantaggio di possedere almeno le caratteristiche fisiche di base (dimensioni in primis) per una resa accettabile del suono. La miniaturizzazione estrema dei diffusori, spesso legata più ad esigenze estetiche che funzionali, nonché l’utilizzo indiscriminato di formati di compressione audio spesso impietosi (mp3, wma, etc), si è tradotto in un drastico impoverimento del nostro modo di fruire della musica.

A nostra parziale discolpa, potremmo dire che oggi tutti ascoltiamo la musica ovunque, tranne che nei luoghi in cui lo si è fatto in passato, la nostra stanza, il salotto etc. Inoltre, se i dispositivi portatili con cuffia (il cui utilizzo estremo ha per altro effetti disastrosi sull’udito) la fanno da padrone, ormai la musica si ascolta in macchina, dal computer fisso, dal computer portatile, della tv, fino ad arrivare ad estremi grotteschi come gli altoparlanti del cellulare. Occorre tuttavia ammettere anche che, essendo letteralmente bombardati di “musica” ovunque, comunque e ad ogni ora, difficilmente troviamo poi la voglia di sederci e gustare un buon disco come faremmo con un bicchiere di vino. Chi di noi ha però avuto la gioia di assaggiare un buon Chianti, conosce perfettamente la differenza con un vino in cartone. Così, in un momento di grande difficoltà economica, potrebbe essere interessante (e forse doveroso) ricordare che spesso il nostro vecchio impianto stereo può darci molto più di cinque piccole casse dal look avveniristico, ma dal suono assai penoso. È probabile dunque che il vecchio amplificatore tenuto in soffitta e un paio di casse trovate usate in qualche mercatino, non abbiano nulla da invidiare alla maggior parte dei bizzarri prodotti a buon mercato che affollano gli scaffali dei nostri negozi.

La grande musica ha infine il misterioso potere di rapirci in ogni caso, anche attraverso un vecchio grammofono, eppure essa è (e questo vale soprattutto per alcuni generi) un evento meravigliosamente fisico, che come tale, risente fortemente dello strumento che lo riporta in vita.