Il videomessaggio di Berlusconi nulla toglie e nulla mette. Non fa scalpore né notizia; nessuna variazione alla consueta partitura. Neanche il classico recupero totale di salute (mentale, nel caso specifico) poche ore prima della morte (politica, s’intende). 

In compenso però, nelle ultime ventiquattr’ore, un’altra figura si è assunta l’onere di sorprenderci con le sue dichiarazioni. A meritare la menzione d’onore per l’idiozia del mese è quell’otre di tracotanza e prepotenza di Vladimir Putin: la matrioska delle abiezioni umane continua a regalarci, strato dopo strato, lo spettacolo del potere che irride il criterio e l’assennatezza.

“Se Berlusconi fosse stato gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito”, dichiara alla conferenza annuale del Club Valdai, gongolante dell’impunità del superpotente, dinanzi alla costernazione ammutolita di un inadeguato Prodi.

Fiero di stupire con l’eterodossia del suo punto di vista e di ribadire così al mondo intero che il pensiero russo non sarà mai omologato alle tendenze europee, Vladimir parla a nuora perché suocera intenda.

Compagni di bagordi e festicciole, sodali in affari, entrambi assetati di riconoscimento di virilità, Putin e Berlusconi se la intendono a meraviglia; ma non è certo il desiderio apologetico nei confronti dell’amico a muovere le parole del Presidente russo.

L’obiettivo reale della stridente dichiarazione, completamente fuori contesto in un convegno come quello di Novgorod, altro non è che ribadire con fierezza la posizione russa nei confronti dei diritti civili dei cittadini gay. Dopo l’approvazione in Parlamento, alla quasi unanimità, del divieto di propaganda omosessuale -pena pesanti multe pecuniarie- e dopo l’arresto delle Pussy Riot, l’anacronismo etico della Russia e del suo Presidente ha generato scalpore ed acceso polemiche in tutto il mondo.

La risposta russa non ha lasciato margine alla discussione: Putin, consapevole della sua incidenza nella politica mondiale e del suo potenziale d’ingerenza nelle economie altrui, sa di potersi permettere l’ottusità sorda del despota che non ha nessuna intenzione di prestare ascolto ai tempi e all’evoluzione di culture e costumi, e che si rifugia nella nicchia storica di leggi omofobe figlie di dittature vetro-machiste come quella staliniana.

Duole vedere che il Paese che ha dolorosamente fallito nella battaglia dell’uguaglianza politica-economica, debba rivelarsi il peggiore in campo anche nell’uguaglianza dei diritti sociali.

A prescindere dall’orientamento sessuale di Berlusconi e della sua mancata catarsi giudiziaria causa eterosessualità.