Il Procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, è persona sulla cui onestà non possono essere sollevati dubbi. È uno di quei magistrati che da sempre onorano la toga. Purtroppo l’onestà non sempre da sola riesce a difenderci dalle cattive informazioni e soprattutto, le cattive informazioni possono portare persone specchiate a clamorosi infortuni.

Questo sembra essere accaduto proprio al Procuratore Lari. Durante  un convegno a  Chianciano il Procuratore, con al fianco l’ineffabile Antonello Montante, ha detto chiaro e tondo che “in Sicilia è in corso una campagna di delegittimazione della vera antimafia da parte di centri occulti che vogliono screditare chi fa antimafia con i fatti, come Fai, Confindustria e Addiopizzo”. Lari ha  quindi spiegato che i centri occulti “si servono dei nuovi mezzi di comunicazione come i blog, i social network e alcuni siti di informazione on line che sono incontrollabili”.

L’affermazione, alla quale è seguita una sorta di precisazione per sedare le critiche, è grave. Lari parla di strumenti “incontrollabili”. E’ legittimo chiedersi chi dovrebbe controllarli? Un ufficio di censura sulla stampa? L’Italia vanta una certa tradizione in questa materia, avendo censurato istituzionalmente per un ventennio ogni mezzo di informazione. Non so se qualcuno, sono certo non il Procuratore Lari, pensa di ripetere l’esperienza fascista o piuttosto ispirarsi a quanto avviene in Cina, dove non solo i media sono controllati, ma anche la rete internet è sottoposta a censura.

Va notato che chi scrive su un blog, come quello che state leggendo, ma anche chi pubblica un post su Facebook o un twitt, per consolidata giurisprudenza, ne risponde. Se io qui diffamo il signor Tizio, egli può citarmi in giudizio, ed io, come ê giusto, devo dimostrare la veridicità delle mie affermazioni quando attribuisco fatti specifici. Ovvero se dico che il signor Tizio fa affari con il signor Caio che a sua volta è implicato in un’inchiesta giudiziaria e tutto ciò non risponde al vero, vengo condannato per il reato di diffamazione, se invece il fatto è vero, il signor Tizio non viene diffamato e se si sente delegittimato è affar suo. Poteva pensarci prima.

Quindi vorrei tranquillizzare il dottor Lari: i fantomatici “poteri occulti” non possono essere occulti, visto che tutte le pubblicazioni, anche quelle on line, producono una precisa responsabilità in chi li firma.

Un magistrato dell’esperienza di Lari dovrebbe evitare accuse generiche. Se è a conoscenza di un complotto di tal genere, ordito da una misteriosa Spektre, dovrebbe avviare un’azione penale, trascinare davanti ad un tribunale i colpevoli. Se così non è, il senso del suo discorso appare oscuro.

Vi è poi il diritto di critica che Lari sembra confondere con la delegittimazione e la calunnia. Quello di critica è un diritto/dovere per un giornalista. Significa esprimere liberamente un giudizio, un punto di vista. Esprimersi ad esempio sulla coerenza morale di un comportamento rispetto a proclami e affermazioni. La critica, in un sistema democratico, riguarda il potere, le sue articolazioni, il modo come viene esercitato; in sostanza significa esercita la libertà intellettuale. Senza questa libertà saremo tutti cantori di corte. Questa libertà è scomoda,  e in molti non la tollerano, la considerano una sorta di sconfinamento impertinente.

In un Paese allevato a pane e conformismo, criticare i politici o i santi dell’antimafia di carta è una  sorta di lesa maestà;  significa esporsi a interventi come quello pronunciato da Lari a Chianciano. L’attacco è arrivato unito, come sempre, al comodissimo allarme su fantomatici attentati orditi da Cosa nostra in combutta con i poteri occulti, ovvero giornalisti, scrittori e blogger  – per l’occasione tramutati in killer o bombaroli.

Il clima che si respira non mi piace. Siamo alla criminalizzazione del dissenso e di coloro che non  ripetono i peana per gli “eroi di Confindustria“,  che non tessono le lodi di personaggi che assomigliano tanto a quelli che il Manzoni – riferendosi alle Cinque Giornate di Milano – chiamava “eroi della sesta”. Chi non  lo fa è un servo di poteri occulti o addirittura un complice di stragisti mafiosi.          

In Sicilia, lo dico assumendomi la responsabilità morale e politica di quanto affermo, si è costituito e sedimentato un sistema di alleanze che vede insieme politica e gruppi economici, associazioni di categoria, sostenuti da un sistema mediatico, anche nazionale, genuflesso in un conformismo pigramente barocco. Questo sistema, in nome di un’antimafia assai spesso vissuta nei convegni, piuttosto che in prima linea, fatta di chiacchiere piuttosto che di azioni concrete, garantisce  ai componenti di questo “cerchio magico” la libertà assoluta di fare sostanzialmente quello che loro meglio aggrada: dagli affari, all’occupazione di ogni centro di potere, sia all’interno delle istituzioni politiche, che del sottogoverno e delle organizzazioni sociali; dalle nomine dei loro sodali, all’emarginazione di chi dissente.

Scrivere questo o ragionare sull’attualità dell’intuizione di Leonardo Sciascia, vuol dire essere amici dei mafiosi? Vuol dire essere espressione di poteri occulti? Ebbene, sono stato scoperto, dunque confesso: sono membro della Spektre, sono pungiuto,  legato alla “Santa” e affiliato alla camorra, sono iscritto alla P2, alla P3, alla P4……

Io rivendico a mia libertà intellettuale anche di fronte al procuratore Lari. Ho la mia storia che mi difende. Chi vuol darmi del mafioso può accomodarsi. Non mi faccio intimidire. Non mi hanno intimidito i mafiosi, non lo faranno di certo gli antimafiosi di carta, le loro querele da strapazzo. Non mi intimidiscono, anche se si nascondono all’ombra di un onest’uomo come Sergio Lari.