Quest’anno il Patto di stabilità prevede per i comuni con più di 5000 abitanti di migliorare il saldo di competenza mista – calcolato cioè non solo sul bilancio corrente ma anche sui flussi di cassa – del 14.8 % rispetto alla media degli anni 2007-2009. Per i cosiddetti “comuni virtuosi”, che il ministero sta individuando proprio in questi giorni, sarà invece sufficiente rispettare il saldo di riferimento senza alcun obbligo di miglioramento.

Bene – verrebbe da dire –, quelli che rientreranno nella lista dei virtuosi avranno dei tangibili vantaggi. Non è così, purtroppo: rispettare il saldo di “competenza mista”, semplificando al massimo, si traduce nel fatto che è possibile pagare spese di investimento (opere pubbliche) solo in base alle entrate effettive dell’anno in corso. I soldi che un comune ha già in cassa, i mutui e i residui riferiti a contabilità antecedenti non vengono fatti spendere perché, per le regole contabili europee, avanzi di amministrazione e fondi di cassa non concorrono al bilancio (e al debito) finché le somme non vengono effettivamente erogate! 
I comuni virtuosi avranno quindi un vantaggio del 14.8 %, ma su somme disponibili così piccole da tendere praticamente a zero.

Il risultato, paradossale, è che opere finanziate, progettate o portate a compimento e per le quali ci sono i fondi, non potranno essere pagate alle imprese a meno di un nuovo apposito decreto sblocca pagamenti! 
Per colmo d’ironia quello che l’Italia ha stipulato con l’Europa e che per esteso si chiama Patto di stabilità e crescita, nella traduzione locale è diventato elemento di decrescita economica.

C’è una nota positiva: salvo modifiche, quest’anno il patto prevede che gli enti locali siano classificati, grazie a numerosi “parametri di virtuosità”, in tre differenti categorie, i migliori avranno il beneficio del saldo zero come accennato all’inizio, i peggiori vedranno aumentato il risultato da raggiungere di una percentuale ancora da definire e tutti gli altri dovranno rispettare l’obiettivo del 14.8 % di miglioramento. Già lo scorso anno, grazie a parametri simili, 143 comuni e 4 provincie sono stati decretati enti virtuosi. Questo va bene, è un primo passo verso la valorizzazione del merito, dimostra che il governo conosce ed è in grado di valutare la qualità dei propri amministratori. Quello che non basta sono i benefici concessi ai migliori.

Il meccanismo del patto inoltre sta per essere modificato e nuove modalità contabili sono in fase di sperimentazione.

Il ministro Delrio ha recentemente rassicurato sul fatto che cambieranno le regole e per i comuni dovrebbe finalmente finire il tempo del rigore. Non ne sono per niente sicuro: se, come sembra, il futuro obiettivo sarà la riduzione del debito, cambierà poco. Per i comuni non sarà possibile infatti investire per la crescita e ridurre contemporaneamente l’indebitamento utilizzando esclusivamente le entrate ordinarie. Aspettiamo comunque di conoscere le nuove norme.

Presidente Letta, “patto” è parola importante, significa accordo tra le parti, l’accordo a sua volta prevede un qualche vantaggio reciproco o quantomeno una consonanza di intenti, oggi non vedo molta consonanza tra governo ed enti locali, che sono anzi scoraggiati se non risentiti per il trattamento loro riservato.
“Patto di stabilità interno” non è il nome corretto per questa norma, lo cambi, Presidente, in “Legge di stabilità interna” e stringa con la sparuta schiera dei virtuosi di questo e dello scorso anno il vero “Patto dei Sindaci per la stabilità locale”. Li convochi a Roma e ufficialmente chieda il massimo impegno per il rispetto dei futuri parametri-obiettivo. Nel contempo però conceda loro la deroga sul limite del saldo di cassa: devono poter pagare con i propri fondi, e almeno per il prossimo biennio, tutte le opere in corso e quelle che saranno in grado di realizzare in base al solo bilancio corrente e senza dover ridurre l’indebitamento che risulterà sicuramente già contenuto.

Presidente, ben vengano le novità che il governo sta preparando a favore degli enti locali, per i comuni virtuosi però è necessario uno sforzo in più: rappresentano il meglio del meglio, l’eccellenza tra le amministrazioni. Dal totale delle risorse che si libereranno a partire dal prossimo anno deve essere accantonata la somma che a loro serve; è una piccola parte, il resto venga utilizzato come previsto dai piani del governo. 

È adesso che il paese ha disperato bisogno di investimenti, quelli che hanno in cassa i comuni virtuosi sono soldi veri e quelli che hanno nei cassetti sono progetti validi e immediatamente cantierabili.