Una cosa sembra evidente, possiamo “guarire” lo Stato, ammalato di corruzione, solo con l’impegno dei cittadini che si prendono cura della pubblica amministrazione attraverso l’impegno civico e il presidio collettivo delle decisioni assunte dagli amministratori.

Di questo parliamo nel nostro libro C’è chi dice no“, che esce oggi nelle librerie. Scritto con Stefano Di Polito e Alberto Robiati racconta le straordinarie esperienze di Torino e Napoli con cui abbiamo detto ‘no’ a un male comune dell’Italia, la corruzione e l’illegalità, e abbiamo invece detto ‘sì’ alla competenza, alla correttezza e alla partecipazione dei cittadini. Mali comuni contro i beni comuni, questo libro è un libro collettivo, “un romanzo civico” in cui ritroverete il racconto della nostra comune esperienza e la speranza di renderla una buona pratica anche in altri contesti.

Io sono un amministratore pubblico, Stefano e Alberto sono consulenti per l’innovazione nella pubblica amministrazione, insieme abbiamo dato vita al movimento dei Signori Rossi e allo sportello Sos corruzione con cui abbiamo sostenuto ed aiutato chi voleva contrastare la corruzione.

Da amministratore pubblico, posso dire che è proprio dentro le aziende pubbliche che succedono i casi di corruzione, per questo bisogna aprirle ai cittadini. Nel libro proponiamo un modello di azienda pubblica aperta ed etica. Ogni giorno nelle aziende del servizio pubblico vengono prese decisioni da milioni di euro senza coinvolgere in nulla i cittadini, mentre il costo sociale della corruzione ammonta a 74 miliardi annui  ed è cresciuto negli ultimi 5 anni del 536%.

L’equazione è semplice: se sono le aziende pubbliche a occuparsi di beni comuni, come mai i cittadini sono sempre tenuti lontani dalle decisioni delle aziende pubbliche? Gestire in maniera trasparente e condivisa i beni comuni è difficile perché si vanno a ledere interessi consolidati. L’ho provato sulla mia pelle, a Torino, la mia città dove non ho più potuto lavorare e poi a Napoli dove l’opera è stata interrotta.

A Reggio Calabria ad esempio sono amministratore dell’azienda dei rifiuti sequestrata alla mafia, Leonia. Proprio lunedì prossimo il 23/09 sarò nell’aula bunker di Reggio Calabria per l’inizio del processo contro la cosca Fontana che si era impossessata dell’azienda. Sarò in aula assistito dagli avvocati di Libera perché vogliamo rendere questo processo una esperienza di mobilitazione civica costituendo l’azienda parte civile.

Il libro è un incoraggiamento e un ringraziamento collettivo alle migliaia di cittadini che hanno accompagnato e continueranno ad accompagnare questa nostra visione etica. Vi chiediamo di condividere la pagina di Chiarelettere perché pensiamo che nel dire ‘no’ alla maniera opaca di gestire i beni comuni bisogna essere in tanti.