Il Presidente della Corte dei conti facente funzioni, Raffaele Squitieri, ha aperto un convegno di studi a Varenna e ha parlato, nella sua prima uscita pubblica in questo ruolo, assunto ad agosto, della corretta gestione delle risorse pubbliche. “In un periodo di perdurante crisi economica e sociale quale quello attuale – ha affermato Squitieri – forte è l’esigenza di un radicale ripensamento delle politiche pubbliche: dalla revisione della spesa pubblica all’eliminazione degli sprechi, dal potenziamento dei controlli alla semplificazione di norme e procedure, alla prevenzione e alla lotta alla corruzione. Un ruolo rilevante nella lotta alla mala gestio può continuare ad essere assicurato, con le nuove funzioni recentemente attribuitele dal legislatore, proprio dalla Corte dei Conti”.

In materia di anticorruzione Squitieri ha affermato che “una congiuntura economica negativa come l’attuale, i fenomeni diffusi di corruzione, al di là della gravissima compromissione dei valori etici, comportano anche pesanti conseguenze economiche. La corruzione, infatti, non solo riduce la qualità dei servizi, incide sulle entrate fiscali, aumenta l’ingiustizia sociale e la povertà, ma anche la sua semplice percezione basta a costituire un ostacolo alla crescita, in quanto scoraggia gli investimenti. La lotta alla corruzione e alla cattiva gestione, pertanto, costituiscono per il nostro Paese obiettivi primari ed irrinunciabili”.

Per Squitieri “le ragioni dell’erario, sospinto dalla necessità di recuperi di efficienza da un lato e dalla necessità di arginare le aree di spreco di risorse dall’altro, postulano anche un riordino, vasto e radicale, delle istituzioni pubbliche, degli apparati e delle procedure, quale presupposto essenziale per privare del terreno di coltura l’illegalità e per restituire alla società maggiore fiducia nel funzionamento dell’ordinamento democratico”.

In materia di anticorruzione Squitieri ha affermato che “una congiuntura economica negativa come l’attuale, i fenomeni diffusi di corruzione, al di là della gravissima compromissione dei valori etici, comportano anche pesanti conseguenze economiche. La corruzione, infatti, non solo riduce la qualità dei servizi, incide sulle entrate fiscali, aumenta l’ingiustizia sociale e la povertà, ma anche la sua semplice percezione basta a costituire un ostacolo alla crescita, in quanto scoraggia gli investimenti. La lotta alla corruzione e alla cattiva gestione, pertanto, costituiscono per il nostro Paese obiettivi primari e irrinunciabili”.

Per Squitieri “le ragioni dell’erario, sospinto dalla necessità di recuperi di efficienza da un lato e dalla necessità di arginare le aree di spreco di risorse dall’altro, postulano anche un riordino, vasto e radicale, delle istituzioni pubbliche, degli apparati e delle procedure, quale presupposto essenziale per privare del terreno di coltura l’illegalità e per restituire alla società maggiore fiducia nel funzionamento dell’ordinamento democratico”. Ai problemi che derivano dalla crisi economica, in Italia “uniamo quello della corruzione, che contribuisce ad aggravare la situazione in maniera incredibile: la corruzione mina la credibilità delle istituzioni, fa sì che il cittadino paghi molto meno volentieri le tasse e incide sulla qualità dei servizi”.

“Il problema è anche di cultura – ha aggiunto Squitieri – Nel nostro paese c’è una crisi dei valori etici. Un ruolo fondamentale dovrebbe svolgerlo la scuola ma anche l’amministrazione: nel curare la selezione di coloro che entrano nei gangli vitali, dovrebbe trovare un sistema per valutare il profilo etico, morale del funzionario o del magistrato, in modo da essere sicuri che entrano persone sane”.

 ”La lotta alla corruzione e alla cattiva gestione costituisce per il nostro Paese obiettivo primario e irrinunciabile”, ha concluso il presidente dei magistrti contabileevidenziando che “la corruzione non solo riduce la qualità dei servizi” ma costituisce anche “un ostacolo alla crescita”.