“Temo che rapiscano mia figlia, non la mando più a scuola”. Lo dice Alma Shalabayeva, moglie del rappresentante dell’opposizione kazaka Mukhtar Ablyazov. La donna espulsa dall’Italia insieme alla figlia di sei anni in una specie di extraordinary rendition nella notte tra il 29 e il 31 maggio si trova ora nella casa dei suoi genitori ad Almaty, in Kazakistan. Mentre suo marito è agli arresti in Francia, in attesa dell’estradizione richiesta dall’Ucraina e dalla Russia in merito all’accusa di appropriazione indebita ai danni della banca Bta.

Una delegazione della Commissione diritti umani del Senato è andata in Kazakistan per verificare le condizioni della moglie di Ablyazov dopo la sua espulsione. I parlamentari, che sono appena tornati dal viaggio ad Almaty, hanno trovato la Shalabayeva “in buone condizioni, in una casa più che dignitosa, libera di spostarsi in città e di ricevere”. Ma alla senatrice grillina Manuela Serra non è sfuggito “lo sguardo di questa bambina così sola, che non può andare a scuola”. Se tecnicamente non sono state riscontrare “palesi violazioni dei diritti umani”, Alma infatti ha paura. E tanta. Teme ritorsioni nei confronti della sua famiglia. In un colloqui durato quattro ore ha parlato ai parlamentari delle sue paure, si ricorda quando il regime kazako ha tentato di rubarle il figlio di 12 anni, quand’era più piccolo. Ora il ragazzo si trova in Svizzera. 

“La signora ha manifestato la sua ansia per il fatto di sentirsi controllata ed ha parlato della sua tensione perché destinataria di atteggiamenti persecutori da parte del Kazakistan”, ha detto Ciro Falanga del Pdl. “In questa casa viene protetta perché c’è una forte attenzione internazionale sul caso. Bisogna tenere accese queste luci”, ha rimarcato la senatrice grillina Serra. Non allentare l’attenzione verso il destino dei famigliari di Ablyazov è la principale garanzia e forma di tutela” dei diritti umani delle due donne, ha ribadito anche Luigi Manconi (Pd), presidente della Commissione, che ha sottolineato “l’impegno del governo e del ministero degli Esteri per la soluzione della vicenda”. 

Ai membri della Commissione il vice ministro degli esteri kazako ha assicurato che la donna, accusata di falsificazione del passaporto kazako e del possesso di due passaporti (vietato nel paese) “subirà un regolare processo”, ma Alma non si fida. L’avvocato della Shalabayeva ha espresso la sua soddisfazione per la missione del Senato. “Dalla fine di maggio è una vicenda che non si sblocca”, ha commentato il legale. “Alma vuole lasciare Almaty e riavere la sua libertà di movimento – conclude – come ha formalmente già richiesto con numerosissime istanze che ad oggi, purtroppo, sono state tutte rigettate dalle autorità kazake”.