L’affermazione dell’auto a batteria come veicolo per la mobilità di massa procederà lentamente e il suo percorso non sarà facile da prevedere. Queste le conclusioni di un recente studio della società di consulenza AlixPartners intitolato Mobilità sostenibile: quali prospettive di sviluppo per l’auto elettrica?. La ricerca è stata presentata il 16 settembre durante l’edizione milanese di “Missione Mobilità”, un convegno organizzato da Amoer, l’Associazione per una mobilità equa e responsabile.

La ricerca è partita da scenari già consolidati. La sensibilità ai temi ambientali nelle grandi città, per esempio, sta crescendo ed è sempre più presente nell’agenda politica dei vari Paesi, Italia compresa. Le megalopoli e le relative aree metropolitane crescono in numero e dimensioni, e ciò porterà a regolamentazioni sempre più strutturate che dovranno conciliare le esigenze della mobilità individuale con la salvaguardia della salute. Dunque, aumenteranno le città che bandiranno o assoggetteranno a pedaggi crescenti l’ingresso dei veicoli con motori termici. In questo, l’Italia risulta al primo posto con 103 città che hanno già introdotto schemi d’accesso limitato, contro le 43 della Germania, le 14 dell’Olanda e le 13 del Regno Unito.

Come conseguenza si nota già ora, rispetto al recente passato, un generale maggior ricorso a forme di mobilità alternativa come il car sharing, che però decollerà davvero solo nel giro di qualche anno: in Europa, nel 2012, i suoi utenti sono stati circa 800mila con una disponibilità di 22mila veicoli, mentre nel 2020 si prevedono, rispettivamente, 15 milioni di utenze e 240mila esemplari. Un altro aspetto importante è l’aumento della “pressione normativa” sulle emissioni di CO2, che sta convergendo a livello internazionale e che in Europa resta più restrittiva che altrove. A causa dei fattori citati in precedenza, più o meno tutti i costruttori hanno già o avranno presto in listino auto elettriche anche se i numeri attuali del mercato non sembrano giustificare tale fermento: nel 2012 le immatricolazioni mondiali di veicoli a batteria o ibridi plug-in hanno superato di poco le 110mila unità (circa 56.700 elettrici puri e 55.400 plug-in) con una quota di mercato non in linea con la disponibilità a spendere degli acquirenti.

Attualmente, il prezzo di un’ibrida ad autonomia estesa come la Opel Ampera è di circa 46mila euro, mentre secondo i sondaggi di AlixPartners il 60% di chi è interessato alla propulsione alternativa non intende spendere più di 15mila euro, il 19,3% da 15 a 20mila e appena il 2,9% supererebbe i 35mila. Nel futuro del mercato dell’auto elettrica c’è uno scenario, molto difficile da prevedere dopo il 2015, composto da diversi fattori. Tra questi, giocheranno un ruolo importante l’evoluzione dei prezzi dei carburanti tradizionali, la disponibilità dei governi ad adottare provvedimenti d’incentivazione dedicati, nonché la volontà delle amministrazioni locali di implementare nuove misure per favorire la loro circolazione in ambito urbano oltre a corsie preferenziali e parcheggi gratuiti.

In ogni caso, la diffusione dell’auto elettrica sarà legata al massiccio ingresso sul mercato di protagonisti diversi dai tradizionali produttori di auto come le utility dell’energia, le finanziarie per il noleggio di veicoli e batterie, i proprietari/gestori delle infrastrutture di ricarica, le aziende estrattive per la fornitura delle materie prime necessarie all’industria delle batterie e le altre che gestiranno il loro riciclaggio a fine vita. Nel 2050 si prevede che si venderanno nel mondo circa 170 milioni di veicoli. Per quelli elettrici, AlixPartners propende per un mercato a “crescita lenta” e per una battaglia ancora aperta tra le diverse tecnologie di trazione disponibili: elettrica pura, ibrida con carburanti classici o con ricorso all’idrogeno, celle a combustibile e gas. Ma per un buon numero di anni a venire, i carburanti tradizionali che già conosciamo accompagneranno ancora la nostra mobilità quotidiana.