In Italia, con buona pace di quelli a cui la crisi davvero ha stravolto e sta stravolgendo la vita, ce la balliamo, ce la cantiamo e ce la suoniamo. Tra un Congresso del Pd, le cui regole sono avvolte da nebulose planetarie, tra un Epifani che polemizza con uno Schifani, un Renzi promesso salvatore della Patria, una Santanchè per la quale ancora non si è trovato un esorcismo che funzioni, un Cavaliere in meditazione nel suo pied a terre alla ricerca della pietra filosofale, le carriere di una magistratura che ci si attanaglia se far dormire in letti separati o tutte insieme nel matrimoniale, una Costa Concordia estratta dal fondale a reti unificate, l’Italia impiega le sue giornate.

Intanto, altrove, neanche troppo lontano da qui, si giocano partite che per la famosa crisi di cui sopra saranno invece di grande importanza. Il 22 Settembre la Germania torna alle elezioni e tutti aspettiamo col fiato sospeso di sapere se la Cancelliera Madre resterà al suo posto. In questi giorni è stata avviata una campagna promossa da singoli, reti ed associazioni , dal titolo ‘IvoteinGermany’, per richiedere il diritto di voto alle elezioni tedesche per tutti i cittadini europei.

Evidentemente si tratta di un’iniziativa più di natura simbolica che non di natura pratica, volta però a mettere in luce la contraddittorietà di Paesi come il nostro, che, pur assolutamente consapevoli della non autonomia politico-decisionale in cui si trovano (al punto di essere pietrificati dalla sindrome TINA –  there is no alternative – causa diktat europei), recitano ancora il copione stantio di una politica interna che gode di un’incontestabile autonomia ed ha il pieno potere di garantire il destino del Paese e dei suoi cittadini.

La realtà ci racconta invece dell’autorevole severità di una donna dai modi discreti e dalle maniere forti che sta basando la sua campagna elettorale unicamente sulle sorti economiche del proprio Paese, garantendo di mantenere quel livello di benessere e quella stabilità a cui i tedeschi si sono – fortuna loro – abituati, ma dimenticandosi quasi del tutto dichiarazioni d’intenti altrettanto chiare nei confronti delle politiche economiche europee.

Anche per la Merkel la tematica Europa costituisce una patata bollente, e parlarne troppo vorrebbe dire sfidare ire e polemiche degli euro-scettici, sfrugugliare l’insofferenza di tutti i suoi concittadini che vedono negli altri Paesi europei soltanto uno zaino pesante, ingombrante ed inutile da trascinarsi sulle spalle. L’Europa però, volenti o nolenti, esiste, e noi europei di serie B ci troviamo, oltretutto provocando loro fastidio, a dipendere da decisioni prese in un altrove; un altrove che ci ordina ma non ci protegge, che c’impone la linea economica ma se ne lava le mani di quella politica, che ci racconta la favola che siamo tutti Uniti ma ci dimostra, ad ogni occasione buona, che gli interessi nazionali vengono prima di tutto. La Germania vota, l’Italia affoga ma la Costa Concordia la mettiamo a posto.