Per amore di una donna abbandona il saio e per vivere un’autentica vocazione. Georg Reider per 33 anni ha portato il saio francescano e per 26 è stato sacerdote. Per lungo tempo ha guidato i discepoli di San Francesco in Alto Adige, poi l’incontro con quella donna di Dresda, pure lei votata alla religione. Non come fedele di Papa Francesco, ma seguace di Martin Lutero. Stephanie è, infatti, una teologa protestante. Fra loro due la scintilla dell’amore è tardiva: lui ha 58 anni, lei la stessa età. Reider confessa che non è stato semplice e quella fiamma ha travolto la sua vita.

Era ancora sacerdote al convento francescano di Caldaro in Alto Adige quando è scoppiato l’amore per quella donna. Lì, con i suoi collaboratori, psicologici, psicoterapeuti e consulenti, si era dedicato ad aiutare giovani, ragazzi e chi vive crisi e difficoltà. In Alto Adige il disagio giovanile ha punte da primato: molta ricchezza ma anche fragilità personali. Un mix di malessere composto da violenze, abuso di alcool e scontri fra diversi gruppi etnici. Dentro questa condizione ha svolto la sua attività pastorale il sacerdote Georg Reider. Ma l’amore arriva improvviso ed è più forte del saio.

Dopo i primi momenti di disorientamento, Georg cede. E arriva la scelta: “Non mi pareva giusto nascondere la nostra relazione. Non so se ci sposeremo, ma è una relazione preziosa, alla quale non posso e non voglio rinunciare. Per la mia anima sarebbe stato indegno celare agli altri la mia relazione. Non sarebbe onesto né nei confronti degli interessati, né nei confronti della mia testimonianza di fede’”. Perché la sua relazione sia alla luce del sole, è costretto a lasciare la Chiesa di Roma e si converte ai luterani. “Purtroppo, non è possibile nella Chiesa cattolica, vivere un rapporto apertamente e esercitare contemporaneamente il ministero sacerdotale”.

Georg Reider non si è mai chiuso in convento. “Per carattere mi è sempre piaciuto percorrere vie nuove, di apertura, di sviluppo, nella direzione di una chiesa viva, nello spirito di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II. Così speravo, specialmente nell’ultimo decennio, che arrivassero almeno cenni di riforma”, riflette a voce alta il religioso. Il suo moto al rinnovamento indica precise riforme: “Sono almeno quattro. In primo luogo l’obbligo del celibato per i preti: è una scelta personale, non dovrebbe essere legata al sacerdozio. Ognuno dovrebbe essere libero di legare alla vocazione sacerdotale la vita coniugale o quella celibe. In secondo luogo, il ruolo della donna nella chiesa. Se la chiesa lo permettesse, le donne potrebbero apportare grandi contributi anche a livello sacramentale e ministeriale, come nella società civile. Gesù ai suoi tempi aprì alle donne, in una società molto rigida e chiusa nei loro confronti. Terzo, la marginalizzazione dei separati e dei divorziati e, infine, la questione della democrazia nella Chiesa e apertura verso gli ultimi, cioè tornare alle origini. La chiesa dovrebbe agire maggiormente secondo il consenso e la compartecipazione, piuttosto che vincolata a principi gerarchici”.

Il suo curriculum sacerdotale fra i cattolici, fino ad allora, è di primo piano. Docente di didattica della religione e spiritualità e all’attivo molte pubblicazioni su questi temi.

La scelta di lasciare il saio non è indolore e ci impiega un anno e mezzo per decidere. “Ho sofferto e lottato con me stesso”, confessa. Arrivano anche i contraccolpi, i Francescani gli dicono di lasciare le stanze che occupa da 17 anni al convento con il Centro Tau di aiuto ai giovani e adulti. “Sarebbe stato molto bello se avessi potuto continuare e un segno di apertura ecumenica”. Nel nuovo centro vicino Bolzano, durante gli incontri, c’è un affollamento incredibile. Si parla anche di religione, ma “non intendiamo riferirci ad una confessione, ma al sentimento religioso che guida in modo sotterraneo il rapporto con noi stessi e con gli altri”. Presso il suo centro si tengono corsi per Counselor, i nuovi pastori spirituali. In mancanza di preti, ora c’è il consulente psicologico che cura anche l’anima.