“Silvio era, è e resterà mio amico”. Valter Lavitola esce dall’udienza napoletana sulla compravendita dei senatori, cartellina in mano, e annuncia che il deposito del memoriale è rinviato alla prossima udienza (fissata per il 23 ottobre) o, in alternativa, sarà letto in aula. Il rinvio dell’udienza preliminare è stato deciso per l’astensione degli avvocati penalisti dalle udienze. L’ex direttore de l’Avanti è indagato per corruzione al pari di Sergio De Gregorio (che ha chiesto il patteggiamento) e Silvio Berlusconi dai pm di Napoli Henry John Woodcock, Vincenzo Piscitelli, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio. Nel frattempo, il faccendiere approfitta della presenza dei cronisti per mandare messaggi distensivi all’ex premier, commentando anche la situazione politica, convinto che “Berlusconi lo faranno decadere. E lui sbaglia a fidarsi di chi, in questo momento, gli consiglia prudenza”. Il memoriale – continua – sarà depositato nei prossimi giorni e “non si tratta di un pizzino a Berlusconi, come avete scritto sul Fatto Quotidiano“. Intanto, però, il deposito del memoriale non è avvenuto e si profila un allargamento del collegio difensivo. All’attuale difensore di Lavitola, Guido Iaccarino, sarà affiancato un nuovo avvocato. “C’è una strategia dei servizi di intelligence privata contro di me”, conclude Lavitola, che denuncia di aver ritrovato nella casa dov’era agli arresti domiciliari, alcune settimane fa, delle cimici non riconosciute, come proprie, dalla procura. Quest’ultima, a sentire il faccendiere, “è stata strumento, dapprima inconsapevole, di questa attività. Ho elementi per dimostrarlo” ha detto Lavitola, che ha bollato le rivelazioni di De Gregorio come “fesserie“.