Mentre prosegue il “batti e ribatti” diplomatico tra Stati Uniti e Russia, a proposito dell’intervento militare in Siria, inizia a farsi strada sull’ampio fronte del non-interventismo l’ipotesi di concretizzare una soluzione pacifica al conflitto attraverso il giudizio della Corte penale internazionale dell’Aja.

Ma dal suo ufficio all’Aja, Cuno Tarfusser, membro del collegio giudicante e vice-presidente della Corte penale, gela gli entusiasmi dei sostenitori della giustizia internazionale: “La Siria non ha ratificato il Trattato di Roma, pertanto allo stato attuale, non abbiamo alcuna giurisdizione sulle vicende in corso in quel Paese”. Eppure il ministro degli Esteri Emma Bonino ritiene che l’intervento della Corte potrebbe far luce sulle responsabilità a proposito dell’impiego di armi chimiche nel corso del conflitto. “Si tratta solo di semplificazioni politiche a sostegno di una soluzione pacifica – spiega Tarfusser – anche se va detto che l’intervento militare senza un mandato delle Nazioni unite sarebbe illegale sul piano del diritto internazionale“.

E aggiunge: “Certo, qualora il Consiglio di sicurezza dell’Onu facesse cadere i veti di Russia e Cina e riferisse alla Corte, la situazione muterebbe radicalmente”. Se arrivasse il via libera dal Palazzo di vetro, infatti, in base all’art.13 dello Statuto di Roma, l’Aja potrebbe avviare un’indagine anche senza il placet di Damasco. Potrebbe quindi finire alla sbarra il regime di Assad? Secondo il vice-presidente della Corte penale la situazione non è semplice: “Verrebbero giudicati i responsabili di crimini contro l’umanità, indipendentemente dalla loro condizione o meno di “governativi” anche se – prosegue Tarfusser – di fronte a un quadro che presenta un grado elevato di complessità, dove è difficile quindi, circoscrivere con precisione le responsabilità delle parti, tutto dipenderà dal mandato che – eventualmente – l’Onu dovesse decidere di affidarci”.

Nel riferire all’Aja la situazione della Libia, il Consiglio di sicurezza adottò una risoluzione che limitava pesantemente la giurisdizione della Corte: “Il caso della Libia e quello degli eventi in corso in Siria presentano molte analogie”, spiega ancora il giudice di origine italiana. La delimitazione dell’arco temporale e degli eventi per i quali è richiesta l’indagine della Cpi sono in realtà la chiave di volta di inchieste di questo tipo; in uno scenario di conflitto, infatti, per stabilire le responsabilità di crimini contro l’umanità è fondamentale poter essere in grado di ricostruire la vicenda a ritroso, partendo da un periodo pre-bellico in cui gli schieramenti erano definiti”. E conclude: “Non resta, a questo punto, che attendere, se mai dovesse arrivare, un’eventuale decisione del Consiglio di sicurezza”.