Viviamo in tempi cupi. Imbarbarimenti e deviazioni non risparmiano nessuno. Nemmeno la magistratura, sempre più teatro delle stesse ignominie che caratterizzano la politica. Va detto che ciò avviene in forma meno grave; ma un male anche piccolo diventa grande se commesso dai guardiani della collettività. E diventa grandissimo se a farlo sono i più puri tra loro, gli autoproclamatisi “migliori”.

Sto parlando di Area, la “cosa” che raggruppa Magistratura Democratica e il Movimento. Li raggruppa ma non li unisce perché le due correnti non si sono fuse in una sola. Questione di specificità da salvaguardare, proclamano i correntocrati. Quali non si sa né lo dicono. E non potrebbero perché, uniti, hanno emanato una “Carta dei Valori” che, pare logico, dovrebbe impegnare entrambe le correnti. Sicché è ragionevole supporre che le “specificità” riguardino “specifici” presidenti, vicepresidenti, segretari, vicesegretari in sede nazionale e locale. Con la fusione, metà di loro perderebbe il posto.

Sia come sia, la “Carta dei Valori” è proprio una bella cosa e moltissimi magistrati, non apprezzando le altre due correnti, Unità per la Costituzione e Magistratura Indipendente (che però svolge un importante ruolo sindacale) si sono riconosciuti in essa. E Area è stata contentissima, figuriamoci. Più gente, più voti, più potere. Poi però sono cominciati i problemi. Perché questi magistrati, proprio per via dei Valori proclamati da Area, hanno contestato il clientelismo e l’uso spregiudicato del potere che, nei fatti, Area stessa praticava.

Gli esempi sono molti e di alcuni di essi ho già scritto. Fatto sta che sulla mailing list di Area sono comparse molte critiche: ma cosa fate, il clientelismo è una cosa bruttissima, non è tollerabile che Tizio abbia fatto questo e Caio quell’altro, questo tradisce i valori cui la corrente si ispira, dovete invitarli a dare le dimissioni, se del caso cacciarli etc etc. Tutto ciò ha fatto ai correntocrati l’effetto di una carta vetrata sulla pelle. La cosa è diventata (per loro) drammatica quando gli stessi discorsi ha cominciato a farli uno eletto al Csm proprio da Area, Nello Nappi. Dai e dai, non ce l’hanno più fatta e l’hanno buttato fuori dal cosiddetto Gruppo Consiliare di Area: della serie, con te non ci giochiamo più. Perché? ha chiesto il tapino. E qui si sono trovati in difficoltà.

Mica gli potevano dire che invitare a non praticare clientelismo e abusi era una brutta cosa. Così gli hanno detto che era perché non rispettava il principio di maggioranza. Insomma, non votava come stabiliva il Gruppo. Il che è insieme una vergogna e una menzogna. Una vergogna perché pensare che un magistrato debba uniformarsi al parere della maggioranza è gravissimo.

Ma come, un imputato è sotterrato dalle prove, due componenti del Collegio lo vogliono assolvere nonostante tutto (amici, pagati, stupidi, chi lo sa?); e io debbo condividere questa porcheria? Ma nemmeno per sogno. Scrivo perché è una porcheria, sigillo la lettera in una busta e resta agli atti il mio dissenso. E perché al Csm dovrebbe andare diversamente? Sempre magistrati sono. E poi è una menzogna perché, fortunatamente, innumerevoli sono le volte in cui i componenti Csm di Area hanno votato in maniera difforme. E nessuno ha mai piantato la grana. Ora sì; perché Nappi è un eretico e gli eretici si bruciano sul rogo.

Adesso Area è nei guai, la contestazione si allarga, tanto che si sono ridotti a farsi una mailing list tutta loro, dove eretici e dissenzienti non leggono e non scrivono. Bella mossa. Lo sanno tutti che occhio non vede, cuore non duole. È per questo che gli struzzi mettono la testa nella sabbia.