I segnali di ripresa ci sono, ma i recenti provvedimenti presi dal governo italiano (come il rimborso dei debiti verso le imprese, ma anche l’abolizione dell’Imu e il mancato aumento dell’Iva)  mettono a rischio il conseguimento dell’obiettivo di mantenere il deficit 2013 al di sotto della soglia del 3%. Lo sostiene la Banca Centrale Europea, che invita “i Paesi dell’area dell’euro a portare avanti il proprio programma di riforme”. “I governi – si legge nella nota da Francoforte – non dovrebbero vanificare gli sforzi già compiuti allo scopo di ridurre il disavanzo pubblico e riportare il rapporto debito-Pil su un percorso discendente”.

Il monito della Bce accompagna la pubblicazione di dati positivi, che confermano “per i restanti mesi del 2013 e il prossimo anno un lento recupero del prodotto, sostenuto soprattutto dall’orientamento ‘accomodante’ della politica monetaria“. A tal proposito l’Eurotower “conferma di attendersi che i tassi di interesse di riferimento rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo”. E secondo la Bce “i miglioramenti complessivi registrati dall’estate scorsa nei mercati finanziari sembrano trasmettersi via via all’economia reale, al pari dei progressi realizzati nel risanamento dei conti pubblici”. In particolare, per il Pil dell’Eurozona Francoforte prevede una contrazione per il 2013 dello 0,4%  e una crescita dell’1% nel 2014; numeri leggermente migliori rispetto a quelli forniti ad agosto (quando si parlava di -0,6% per quest’anno e +0,9% per il prossimo), e che avallano la tesi di una “graduale ripresa“.

La Bce, però, avvisa anche l’Italia sui rischi crescenti per il rispetto dell’obiettivo di disavanzo: le informazioni preliminari sull’esecuzione del bilancio dello Stato in base ai dati di cassa fino a luglio 2013, rileva l’istituto di Francoforte, indicano “un fabbisogno finanziario cumulato di 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento di quasi 28 miliardi (1,8% del Pil) nello stesso periodo del 2012. Il peggioramento, dovuto soprattutto all’erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell’obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche nel 2013 (2,9% del Pil)”. Ad agosto, rileva poi la Bce, “il governo ha annunciato, per l’anno in corso, l’abolizione della prima rata dell’imposta sulle abitazioni principali di proprietà. Il mancato gettito (pari a 2,4 miliardi di euro circa, ossia lo 0,1% del Pil) sarà compensato mediante un contenimento della spesa e maggiori entrate. Sempre in agosto il parlamento ha deciso di rinviare di tre mesi, al primo ottobre, l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota ordinaria dell’Iva. Le inferiori entrate dovute a tale rinvio saranno bilanciate da maggiori accise su alcuni prodotti e da imposte dirette temporaneamente più elevate”.

Istat: “Produzione industriale in calo a luglio” – Se dalla Bce arrivano notizie positive, meno confortanti sono i dati forniti dall’Istat sulla produzione industriale italiana. A luglio, infatti, torna a scendere, registrando un calo dell’1,1% su giugno, quando era salita dello 0,2%. L’istituto statistico sottolinea anche che su base annua, corretto per gli effetti di calendario, l’indice è diminuito a luglio del 4,3%, segnando la 23esima contrazione consecutiva.

Il calo congiunturale arriva dopo due mesi in positivo, deludendo le aspettative di gran parte degli analisti (la maggior parte prevedeva un nuovo rialzo) e segnando una partenza in salita per il terzo trimestre dell’anno. A livello tendenziale, nella media dei primi sette mesi dell’anno l’attività è scesa del 4,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Guardando al dato grezzo, il calo è invece dell’1,4% per luglio e del 4,2% per i primi sette mesi del 2013.

La produzione segna su base annua perdite su tutti i settori, tranne il tessile. I comparti che registrano i cali maggiori sono legno, carta e stampa (-11,1%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,6%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-7,3%). Da sottolineare il crollo dell’industria dell’automobile, che segna un -8,3% su base annua. In controtendenza solo le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+2,3%).

L’Istat aggiorna anche i dati sull’inflazione annua, che ad agosto resta stabile all’1,2%, stesso valore già segnato a luglio. Rivista quindi lievemente al rialzo la stima provvisoria che dava il tasso all’1,1%. Su base mensile i prezzi crescono dello 0,4%.