Ok, le pregiudiziali sono importanti. Il relatore Andrea Augello (Pdl) ne ha presentate tre, il collega Lucio Malan ne preferisce una singola, monogama. Ma le pregiudiziali, in questa Giunta per le elezioni e le Immunità infoltita di nuove comparse e antichi ritorni, possono aumentare senza controllo. Per dire, ci sono almeno tre pregiudiziali sul presidente: si dice e si scrive Stefano, Stefàno o Stefanò? Urge controllare il regolamento. Il trucco di Dario Stefàno non è il cognome, e nemmeno il ciuffo un po’ precario e un po’ ribelle e no, neppure, il colore catramato dei capelli e, non scherzate, il baffetto inciso con il righello.

Il trucco di Stefàno è l’evoluzione politica: il salentino di Scorrano, e qui non fatevi venire dubbi su dove cada l’accento, è comparso a sinistra mentre la sinistra scompariva. Un capolavoro. Docente universitario di Economia a Lecce, dirigente di Confindustria in Puglia, imprenditore solido e non sappiamo se solidale, Stefàno ha esordito con la Margherita: consigliere regionale, capogruppo di un partito in estinzione e in fusione. A Stefàno compete l’arte di occupare il deserto, tanto qualcuno ti noterà. E così Nichi Vendola, inguaiato per le inchieste giudiziarie dei vari Tedesco e Frisullo, fu costretto a fare un rimpasto e, per impastare bene e dialogare con i cattolici, scelse l’ambizioso Dario: assessore, Agricoltura e deleghe miste. Il presidente, che può far decadere il senatore Berlusconi, oltre a coprire più zone del campo politico, ama farsi corteggiare, tirare un po’ di qua e un po’ di là. Per il secondo mandato, Vendola doveva abbindolare il centro e proprio al centro, scontento di un Partito democratico troppo di sinistra, Stefàno stava per approdare. In campagna elettorale, tre anni fa, in Puglia lo conoscevano tutti, e si chiedevano: l’ex assessore lascia il Pd e va con l’Udc? L’autore del libro dal titolo onnicomprensivo “Come mettere un punto a capo. Diario di bordo” – presentato con Pier Ferdinando Casini in visita pastorale a Lecce, ovvio aveva fretta di rispondere: “Le biglie non sono ancora ferme. Vi farò sapere”. E nel frattempo, però, sosteneva Adriana Poli Bortone (ex An) a Lecce e il casiniano Ferrarese a Brindisi.

Ma più oscillava, più per Vendola era necessario, non soltanto utile. Stefàno, impresario di se stesso, costruì con mani democristiane – tanti voti, tanto potere – una lista in supporto al candidato di Sinistra e Libertà e, sempre con affascinante lentezza, si prese un pezzo di Sel. Il governatore non poteva evitare la ricompensa: un posto per il Senato. Proiettato a Palazzo Madama, il salentino si sentiva un po’ disperso: mollata la seggiola di assessore, tumulato il desiderio di governare col Pd, faceva dichiarazioni a caso. Un giorno chiese la parole in aula. Era serio, contrito, quasi in ascesi. I colleghi fecero silenzio. E disse: “La tipografia non stampa più i cosiddetti bollettini e questo disservizio lede le prerogative parlamentari”. Non s’era ambientato bene. Pazienza, però. Perché Stefàno ha i suoi tempi. La divisione aritmetica di poltrone e poltroncine ha catapultato l’ex Margherita in Giunta per le Elezioni e le Immunità: non semplice componente, addirittura presidente. Ha debuttato giurando: “Saremo all’altezza del Paese”. Poi gli è scoppiato tra i piedi il petardo Berlusconi. E ha reagito: “Andiamoci piano: non è che io schiaccio un bottone e, puff, mi scompare il nemico, come fossimo alla Playstation”. Ascoltata la sentenza di condanna in Cassazione, tra interviste e interventi, s’è fatto avanti, s’è fatto vedere. Come a dire: eccomi, ci sono. È il momento. Ha promesso: “Ci metteremo un mese”. Lunedì sera le telecamere erano attratte da quest’uomo di Scorrano e lui sorrideva, s’avvicinava e forse ricordava le fotografie fra le vigne in Salento o con Michele Placido e Lino Banfi che colorano l’aggiornatissimo sito ufficiale. Bruno Vespa l’ha convocato a Porta a Porta e lui, rigoroso e puntuale, ha interrotto la Giunta (casualità?) e si è fiondato negli studi Rai. Poi s’è sentito pure insultare. Alessandro Sallusti l’ha definito un comunista.

Twitter: @Teccecarlo

il Fatto Quotidiano, 11 Settembre 2013