Ho già espresso in precedenti post quello che è il mio pensiero sulla crisi economica: la crisi è strutturale e riguarda il sistema produttivo industriale. Provo, sintetizzando al massimo, a formulare un’ulteriore ipotesi utile alla comprensione del ciclo economico in atto.

La tesi prevalente è che l’economia reale sia stata contagiata dalla crisi finanziaria provocata dai mutui subprime americani, ritengo vero invece l’esatto contrario: sono state le crescenti difficoltà del sistema produttivo industriale, in atto almeno dagli Anni ’80 del secolo scorso, che hanno dirottato i capitali verso altre strade: i servizi pubblici, che sono stati privatizzati o dati in concessione a partire proprio da quegli anni in Inghilterra, le varie e innumerevoli bolle speculative, alimentate dalla ricerca di qualcosa di nuovo che non fosse industria ma ancora economia ortodossa e infine, ultimo stadio, la finanza pura, con la creazione di prodotti geneticamente modificati volti alla ricerca di un’improbabile autonomia del capitale dall’economia.

Nel frattempo il benessere ci è stato garantito dal debito: pubblico, privato, delle imprese e delle società finanziarie. Risultato: non basta ridurre il debito pubblico, dovrà essere profondamente modificato il sistema economico e produttivo nel suo complesso; gradualmente dovremo riscrivere il mondo, non solo qualche testo di economia!

Per far questo dovrà cambiare la politica: non avranno più ragion d’essere la destra e la sinistra almeno per quanto rappresentano attualmente. La contrapposizione in futuro sarà tra chi, capendo come cambia il mondo, si adopererà perché del cambiamento possa beneficiare la maggior parte della gente e chi invece vorrà riservare benefici diritti acquisiti a una minoranza privilegiata di persone. Entrambi saranno schieramenti ampi e trasversali che poco avranno a che fare con gli attuali partiti.

Di tutto questo però niente è all’ordine del giorno nell’agenda politica, l’attuale classe dirigente, lungi dal preoccuparsi, sembra amministrare l’Italia come farebbero dei ragazzotti di buona famiglia che, avendo ricevuto in eredità un negozio ben avviato, si preoccupano principalmente di passare ogni settimana a prelevare l’incasso. Per il resto nulla: nessuna strategia a lungo termine, nessuna visione su dove portare il Paese, nessuna idea… solo ordinaria amministrazione. Le coperture studiate per l’eliminazione di parte dell’Imu e il rinvio per la rimanente parte sono l’emblema di questo modo di governare. Anche adesso che il negozio non funziona più e la gente entra sempre di meno e l’incasso cala, il massimo che i nostri governanti riescono a fare è confidare nella ripresa, anche se, ammettono, potrebbe essere senza occupazione.

Ad oggi il primo (l’unico) che ha dato prova di aver capito qualcosa è Grillo, il quale, coerentemente, mai si comprometterà con la vecchia politica. È seduto sulla riva del fiume e aspetta, con pazienza, che passino i cadaveri dei partiti tradizionali, senza distinzioni. Sa bene che, a regime, della destra e sinistra che conosciamo rimarrà solo il ricordo.

Il secondo potrebbe essere Renzi, che si illude però di poter cambiare il sistema dal di dentro. Matteo, la tenacia ti fa onore, ma è impresa impossibile, anzi, inutile e dannosa: i partiti (e il tuo non fa eccezione) sono diretti in gran parte da persone inadeguate a gestire qualsiasi cambiamento, sono preoccupate unicamente del loro ruolo. Dovresti rovesciare il Pd come un calzino, accontentare i dirigenti messi ai margini, portare gente nuova e preparata in Parlamento e altrettanto nuova, libera e ancor più preparata al governo e, infine, rinnovare profondamente la classe dirigente tecnica che di fatto gestisce il Paese. Solo allora potresti provare a condurre l’Italia fuori dal guado. Troppo per un uomo solo, non te lo lasceranno fare. Il risultato sarà regalare qualche effimera stagione di vita a un sistema politico in agonia.

Prendi coraggio, metti da parte quella fedeltà al partito che nessuno, se veramente interessato al bene del Paese, ti chiederebbe, scendi in campo alla guida di un movimento nuovo, diventa artefice con Grillo del New Deal politico dell’Italia. I segnali che l’operazione potrebbe avere successo ci sono tutti, perché fare un altro giro a vuoto? Perché questo accanimento terapeutico nel mantenere in vita i vecchi partiti ritardandone l’ineludibile cambiamento?

Matteo, sappiamo tutti che non molto tempo fa hai già preso e portato avanti coerentemente una decisione in merito, da allora però parecchie cose sono cambiate, i tempi stanno maturando, il fine è quanto mai nobile: diventare il primo Capo del Governo dell’Italia rinnovata, un Presidente che potrà governare liberamente salvando il Paese. O aspiri a diventare l’ennesimo presidente del compromesso, probabilmente l’ultimo della serie, il cui destino sarà barcamenarsi tra condizionamenti e ricatti alla guida di un paese sempre più stanco e in declino.