Eccomi qui, ultima sera di dolore di questa ulteriore estate di carenze. Abbiamo tutti combattuto per offrire ai nostri figli un’estate serena.

E questa volta voglio scrivere da mamma che risponde alla suora che ha definito impressionabili i bambini non disabili.
Una suora. Che carina! Ha sollecitato molte preghiere anche da molti laici. Peccato che un ruolo così solidale cada nel baratro dell’assurdo insulto.

Potrei replicare ma a volte il silenzio risulta molto più esaustivo. Del resto, perché negare questa realtà? Di cosa ci offendiamo? Vogliamo ancora negare che il nostro quotidiano è costellato da bambini impressionabili? Bambini da 0 a 100 anni però. Ho letto quel cartello e le mie braccia stanche sono crollate verso il basso.  Sono nove e sei anni che impressiono ogni istante della vita di due bambine, sorelle dell’alunna gravemente disabile .

Inutile scandalizzarsi perché noi genitori oscilliamo tra ardue ed irritate battaglie e recupero di sorrisi che affinano la teoria dell‘inclusione da perseguire.

Poi però molti circoli sono chiusi ai disabili, molti luoghi sconsigliati con scuse paradossalmente speculari ad un divieto discriminatorio. 
Resta la scelta di sottoporre la famiglia intera ad una guerra estenuante, o ripiegare sulla fuga protettiva verso altri lidi.
La mia realtà? Mi sono capitati bambini che non frequentano casa perché c’è Diletta. Bambini tirati via con le scuse meno credibili. Imbarazzi costanti e una quantità industriale di aggettivi usati in malo modo. E allora eccomi qui. Mi chiedo come sarà mercoledì il primo giorno di liceo.

Mi chiedo a quale banco siederà Diletta. Mi chiedo se davvero sarà inserita, se davvero saranno preparati a garantirle un percorso di studio. Ore di sostegno, ore di assistente specializzato … tremo …. Come andrà ? Cosa dovrò scoprire quest’ anno ? E come e cosa dovrò combattere ?

Un magone infernale che consuma la gioia e l’energia che ruotano su questo evento importante. Non voglio che vinca la burocrazia malsana. Non voglio iniziare con scetticismo. Preferisco credere nel buon senso, nella professionalità.

Purtroppo non sarà facile cambiare la mentalità di chi vede nei disabili qualcosa di brutto da ricacciare via lontano , lontanissimo dalla propria vita. E’ vero anche però che se noi per primi ci poniamo sempre arrabbiati, diffidenti e carichi di problemi non facilitiamo il compito di nessuno.

Vorrei chiedere a chi non ha affisso il cartello, quante volte lo ha pensato. Perché credetemi, tutti lo pensano e pochissimi hanno il coraggio di metterlo nero su bianco.

Guardiamo dentro le nostre famiglie. Nei nidi di protezione alla base della società. I figli disabili sono inseriti come gli altri ? no. Quasi mai. E quante sono le famiglie che alzano la testa con dignità e protestano? Pochissime . Troppe subiscono in silenzio perché esiste ancora l’imbarazzo , la vergogna o addirittura la colpa.

Il web aiuta. Diffonde come una macchia d’olio, il quotidiano. Posta via web che sancisce realtà che nessun tg manda in onda. E si ritorna alla solita storia: disabili campioni e disabili lamentosi e ingombranti. Le persone in questo raggio di società si dissolvono col girare delle ruote, camminano via sui deambulatori. Oscurano, zittiscono.

Ma sempre più famiglie decidono di mettersi in vetrina per farsi osservare, per essere cavie volontarie di un percorso di comunicazione alternativa.

Ed eccoci qui. Domani accompagnerò due bambine in una scuola primaria. Incontreranno tanti bambini e il mio compito di mamma è quello di tenere la loro mano per conoscere tanti bambini e imparare a giocare con ognuno di loro.
Mercoledì accompagnerò al primo giorno di liceo Diletta. E per lei auspico le stesse cose. Sperando che non debba impressionarsi nel constatare che tanta gente piena di risorse fisiche e mentale non è stata in grado di posizionare un banco.

Una volta una suora mi chiese di far pregare Diletta. Risposi che non poteva farlo perché non era in grado di giungere le mani. Lei non si era neanche accorta della disabilità grave. Ma non deve diventare una polemica religiosa. Onestamente credo che forse l’unica reazione concretamente utile sarebbe ridere in faccia alla signora. Voleva essere spiritosa e non ci è riuscita. Succede.

Buon rientro a tutti. Ad ognuno auguro molta serenità. Ne abbiamo davvero bisogno.