In un recente articolo sull’Huffington Post, Barca scrive: “Certo, ci vogliono leader carismatici, ma dietro devono avere una squadra e una strategia frutto di fatica e dibattito”.

Studio da almeno due anni il fenomeno del narcisismo in politica e vorrei dare una risposta a questa domanda sulla necessità dei leader carismatici.

Durante il periodo delle avanguardie e del ‘900, le idee avevano ancora il potere di agglutinare gli esseri umani in una massa motivata. Dal post moderno in poi, con la nascita della società dello spettacolo, è tornato in auge il personalismo. Il personalismo è quel fenomeno che fa sì che non sia tanto un’idea o un concetto o una visione di vita ad emozionare il pubblico e gli elettori, quanto il personaggio che veicola tali contenuti.

Con l’avvento della società narcisistica ognuno di noi, chiuso nel suo individualismo, nell’indifferenza agli stimoli che non riguardino il nostro orticello, proietta parti del proprio Sé in un leader. Questo vuol dire che mettiamo dentro il personaggio tutto quello che di noi ci piace e che ci identifichiamo in esso. Quindi oggi vince chi sa fare spettacolo, chi ha comunicativa e si sa vendere nel regno dello spettacolo, più che l’idea o il contenuto.

Possiamo uscire da quest’ottica? Difficile perché i media speculano su questa situazione mentale collettiva. Sovvertire questo bias mentale vorrebbe dire fare cultura, aiutare gli individui a tornare pensanti e critici. Uno show sconvolge più di un libro. Non voglio sembrare pessimista ma purtroppo senza un’opera profonda di sradicamento del mito del messia e del guru e del leader Salvatore, saremo sempre vittime della propaganda e non fruitori critici di idee su cui confrontarci.