Ho visto una foto, inizialmente su Facebook, poi in una notizia di agenzia, un foglio di carta esposto davanti ad una scuola sul quale c’era scritto: “Si comunica che domani 05/09/2013 la scuola è chiusa per tutti, perché c’è la giornata per i disabili…sono molto malati quindi i bambini si impressionano”.

Era talmente assurdo un avviso del genere che inizialmente ho pensato ad un falso ed ho chiesto a chi aveva scattato la foto maggiori riscontri, poi l’Ansa ha confermato che si tratta di un avviso realmente apparso all’ingresso dell’asilo di Casamicciola, in provincia di Napoli, istituto gestito da suore.

I disabili impressionano, fanno paura. La vista dell’anormalità, della diversità fisica fa paura ai bambini. Ma è davvero così? In realtà le paure dei bambini sono inculcate quasi totalmente dagli adulti. Per un bambino un disabile è semplicemente un’altra persona con una differenza: fisica, di sviluppo, neurologica. Siamo noi adulti che ci giriamo dall’altra parte, non per forza perché ci “impressioniamo”, a volte per semplice imbarazzo, per non creare equivoci con il nostro sguardo insistente, ma questo “fuggire” dal diverso può essere trasmesso. Provate a vedere come si comportano i bambini alla presenza di uno di loro con un problema qualsiasi di sviluppo: lo trattano da pari, spesso si prendono cura di lui, lo coccolano, ne diventano i “difensori”.

Invece le suore di Casamicciola invitano tutti i bambini a non guardare, potrebbero avere paura, a restare “traumatizzati”. Come spiegare un atteggiamento simile? Proprio le suore poi, che diffondono amore, solidarietà, fratellanza. Proprio loro che credono ad un ragazzo che a 33 anni fu crocifisso morendo tra atroci sofferenze, infilzato da una lancia sul costato da cui sgorgò liquido misto a sangue.
Questo ragazzo, morto, prodigiosamente si risvegliò alzandosi in piedi ed apparendo ai suoi amici più cari per poi sparire misteriosamente “salendo in cielo”, le stesse suore si nutrono in maniera simbolica del corpo, i preti ne bevono il sangue. Impressionante.

Un bambino potrebbe impressionarsi conoscendo questa incredibile storia, inequivocabilmente intrisa di morte ma anche di amore. Eppure le suore fanno volere bene a questo personaggio, insegnano ai bambini ad amarlo, conoscerlo, volerlo accanto a loro, spiegano il perché quell’uomo fu crocifisso e poi morì, spiegano anche il mistero del risveglio dalla morte e la definitiva “ascesa al cielo”, ne raccontano i nobili gesti, gli atti di amore, le parole di pace. Nessuno si “impressiona” pensando a Gesù, anzi, si invita ad averlo come amico, confidente, fratello. Nessuna suora il sabato affigge un avviso davanti ad una chiesa con scritto: “Domani è il giorno di Gesù si mangerà il suo corpo ed il suo sangue, tenete i bambini a casa, si impressionerebbero”, succede anzi l’opposto.

Se le suore di Casamicciola e tutti noi comprendessimo che i “disabili” non sono mostri ma semplicemente persone, forse riusciremmo a non “impressionarci”, facendoli diventare nostri amici, fratelli e confidenti, potremmo essere il loro braccio, il loro cervello o la loro bocca, se le suore di Casamicciola (e noi tutti) spiegassimo ai nostri bambini il perché di quella differenza, i motivi di quella sedia a rotelle, i nostri bambini non si impressionerebbero, amerebbero una persona in più, avrebbero accanto semplicemente, qualcuno da considerare un nuovo fratello di cui avere cura e solo chi non ne avrebbe cura risulterebbe “impressionante”.