Bisognerebbe prevedere una patente per avere figli. E’ quanto viene da pensare di fronte a vicende quali quelle di genitori biologici/legali che massacrano di botte i figli, li introducono alla droga, li abbandonano, li usano o li fanno usare come oggetti sessuali o agiscono in modo da compromettere gravemente la stabilità psichica ed emotiva di coloro che hanno generato e che avrebbero dovuto curare ed amare.

Secondo studi in materia, la maggioranza delle violenze fisiche e sessuali sui bambini che vengono alla luce si verificano in famiglia, in buona parte ad opera dei genitori mentre i bambini cresciuti da un genitore lasciato solo dall’altro nel suo compito educativo presentano spesso deficit cognitivi a scuola e problemi psicologici generati dall’abbandono.

Volendo far riferimento alla polemica suscitata dalla proposta di seguire la scelta francese di non indicare più padre e madre sui moduli anagrafici, ma genitore 1 e genitore 2, si può dire che sono i maltrattamenti ed abusi sessuali di madre e padre o l’abbandono da parte di uno dei due a generare problemi, non certo l’amore da parte di un genitore 1 e un genitore 2…

Perciò credo che sarebbe opportuno evitare le discriminazioni dei figli delle coppie arcobaleno non usando i termini madre e padre (già oggi in tanti moduli è scritto, accanto alla dicitura genitore, “o chi ne fa le veci”, oppure “tutore o chi eserciti la patria potestà) ed anche quelle fra genitori (non prevedendo che vi sia un genitore 1 e 2 ma solo i genitori). Anche perché a volte i genitori “di fatto” sono tre o quattro, nelle famiglie allargate o quando vi siano genitori affidatari o adottanti e i genitori biologici siano noti.

Mi rendo conto che cancellare la distinzione di genere fra i genitori aprirebbe il discorso alle adozioni da parte degli omosessuali anche se è stata proposta per evitare le discriminazioni attualmente esistenti per bimbi che vivono in famiglie che scelgono la chiarezza (perché ve ne sono anche di quelle che presentano facciate socialmente accettabili ma nel privato fanno scelte diverse, e non sempre per amore). Noto tuttavia che spesso noi genitori etero non siamo all’altezza della situazione anche se la nostra coppia è formata da due elementi di genere diverso, osservo che già oggi nelle famiglie monogenitoriali i figli per crescere con un riferimento di genere diverso debbono guardare allo zio/zia, nonno/nonna e credo che l’orientamento sessuale del figlio/a prescinda dal tipo di coppia genitoriale, altrimenti gli omosessuali non esisterebbero.

Poiché è sotto gli occhi di tutti che la coppia tradizionale e che magari si dichiara credente ha mostrato in tanti casi i suoi pesanti limiti genitoriali ed è evidente che l’istituzione del matrimonio e della famiglia tradizionale è già compromessa da tempo dagli eterosessuali, ritengo che in realtà per i benpensanti e per chi segue determinati dettami religiosi (non solo cattolici), quello dell’adozione da parte di coppie omo non sarebbe un problema di genere a scopi educativi, ma di sesso, cioè di cosa fanno a letto i componenti della coppia (e ciò spiega il riferimento del titolo al sesso e non al genere).

Io invece penso che l’importante non sia il modello di coppia (ovvero la sua composizione) che viene proposto al bambino, ma quale modello di rapporto a due: ai bambini serve l’esempio e il calore di un rapporto che si fonda sul rispetto reciproco, la collaborazione, la mutua assistenza e la cura dei figli, e tutto ciò prescinde dal genere dei partner. I bambini vogliono essere voluti ed amati e questo molte volte non avviene nelle famiglie tradizionali dove non di rado i “modelli di ruolo” finiscono col lasciare nei figli anche (o solo) una traccia negativa: quella della prevaricazione di un partner sull’altro, magari proprio legata alla differenza di genere.