Una contrazione del Pil maggiore del previsto e l’aumento del debito pubblico. Questo è il quadro del futuro più prossimo per l’economia italiana, delineato dalla relazione del Tesoro al Parlamento allegata al decreto legge sull’Imu. Nel 2013 il prodotto interno lordo dovrebbe registrare un calo più grave dell’1,3% preventivato nel Def, a causa dei risultati negativi del primo trimestre dell’anno. Le notizie non migliorano sul versante del debito pubblico, previsto in aumento a causa dell’incremento dei fondi stanziati per ripianare i debiti della pubblica amministrazione, anche se l’obiettivo per il deficit 2013 resta al 3 per cento.

La relazione al Parlamento, allegata al Documento di economia e finanza, è stata  resa necessaria dal decreto Imu, che ha inciso sui saldi di finanza pubblica. Il rapporto ha cominciato ad essere discusso venerdì 6 in commissione Bilancio alla Camera ed entro il 30 settembre il Tesoro predisporrà la Nota di aggiornamento del Def. Che, con tutta probabilità, non conterrà buone notizie. “La cosiddetta crescita acquisita fino a tutto il secondo trimestre del 2013 è pari a -1,7 per cento”, si legge nel documento. “Tale contrazione è maggiore di quella prevista nel quadro macroeconomico del Documento di Economia e Finanza (Def), pari all’1,3 per cento per l’intero anno, prevalentemente a causa del risultato negativo del primo trimestre e di alcune revisioni statistiche al profilo del Pil del 2012″.

Nonostante i dati non confortanti sul prodotto interno lordo, il Tesoro continua a guardare con ottimismo alla fine del 2013: nella relazione si parla di “primi segnali di una progressiva stabilizzazione del ciclo economico” e di “una ripresa dell’attività economica nella seconda parte dell’anno”, in linea con le recenti dichiarazioni del ministro Fabrizio Saccomani. In particolare, si è considerato come un segnale positivo la fine della caduta libera della produzione industriale, che nel secondo trimestre del 2013 è rimasta invariata per alcuni mesi. “Segnali favorevoli provengono anche dagli ordinativi, inclusi quelli provenienti dall’interno, e dagli indicatori di fiducia”, prosegue la relazione. “Queste tendenze iniziano a rafforzarsi e a estendersi dall’industria ad altri settori dell’economia”. Nella fattispecie, il quadro tracciato dal ministero del Tesoro, sull’onda degli indicatori di fiducia delle famiglie e dell’andamento delle vendite al dettaglio, delinea “un miglioramento nella domanda interna nel suo complesso nel corso dei prossimi mesi, con effetti favorevoli sul settore dei servizi”.

L’altro nodo affrontato nel documento è quello del debito pubblico, che va rivisto al rialzo dopo l’approvazione del decreto Imu. Il provvedimento del governo presieduto da Enrico Letta ha determinato l’esigenza di ridefinire “il saldo netto da finanziare del 2013, con un aumento di 8 miliardi di euro, in conseguenza soprattutto della previsione degli ulteriori circa 7,2 miliardi di euro da destinare ai pagamenti dei debiti degli enti territoriali”. Secondo gli esperti del Tesoro, il decreto Imu “avrà un impatto favorevole sull’economia e lascerà inalterato l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche riflettendosi unicamente sul fabbisogno finanziario e sul debito”. Il documento, comunque, conferma gli impegni presi nei confronti dell’Europa: rimane inalterato “l’obiettivo di conseguire un saldo d’indebitamento netto in rapporto al Pil entro la soglia del 3,0 per cento per l’anno 2013”.