La natura ricattatoria dell’appoggio del Pdl al governo Letta e la sindrome bipolare del condannato per frode fiscale che un giorno dà in escandescenze e il giorno dopo, come placato, accarezza sul divano il barboncino Dudù generano uno stato di confusione generale in cui, tuttavia, è possibile individuare un paio di manovre per salvarlo.

Berlusconi ha capito che un eventuale aiutino dal Colle (la grazia, ma assai meglio la commutazione della pena in ammenda) può arrivare solo innalzando il livello dello scontro. In altre parole, finché la decadenza da senatore resta nell’ambito della pura applicazione della legge Severino, egli non ha scampo.

Il Pd gli dovrà per forza votare contro nella Giunta e in aula, per non perdere la faccia e soprattutto la metà dei voti alle prossime elezioni, che potrebbero non essere lontanissime. Se invece tutto si trasforma nel caso politico del leader del Pdl, colonna della maggioranza abbattuto dall’alleato Pd, ecco che l’inevitabile crisi di governo potrebbe aprire al pregiudicato nuovi spazi di trattativa. Il copione sembra già scritto.

I ministri berluscones si dimettono per solidarietà con il padrone. Rapido giro di consultazioni e il capo dello Stato spedisce Enrico Letta in Parlamento a verificare se esiste ancora una maggioranza. Si apre un ampio e costruttivo dibattito durante il quale si cerca di far passare l’idea che un leader di tale stazza, prima di essere affondato, meriti almeno un approfondimento sulla costituzionalità della contestata Severino. Ed è qui che si rivela preziosissimo l’apporto dei cosiddetti scudi umani di centrosinistra che da settimane insistono per “approfondire” le ragioni del reo: e se lo dicono loro…

Finisce che i ministri berluscones rientrano all’ovile governativo, mentre la Giunta comincia le audizioni di giuristi dei più svariati colori (il necessario pluralismo). Tempi previsti piuttosto lunghi, ma con il possibile ricorso alla Consulta si potrebbero perfino superare i 14 mesi di Previti. In un clima politico positivo, al Quirinale si prendono in esame le varie ipotesi di clemenza. Intanto il condannato respira e predispone ulteriori marchingegni dilatori. Come dice Violante: non ha forse diritto a difendersi?

il Fatto Quotidiano, 5 settembre 2013