Il documento congiunto di Confindustria e sindacati presentato due giorni fa a Genova ha un doppio scopo politico. Il primo: dimostrare a partiti rissosi e inerti che la società è compatta, che ha esigenze comuni, che non c’è più alcun conflitto tra salario e capitale (nella presunzione che la triplice sindacale e l’associazione di Giorgio Squinzi rappresentino ancora l’insieme delle forze sociali). Secondo scopo politico: indicare al governo di Enrico Letta quali sono le priorità per la sessione di bilancio che si sta per aprire, quattro mesi in cui l’esecutivo dei rinvii non potrà più rinviare e dovrà scrivere i numeri del bilancio dello Stato 2014.
 
Le proposte del fronte lavoratori-produttori sono prevedibili: ridurre il carico fiscale di lavoro e imprese, eliminare la componente lavoro dalla base imponibile dell’Irap, detassare la componente dei salari legata alla produttività, sviluppare la green economy e ridurre il costo dell’energia per le imprese (due obiettivi che finora si sono dimostrati incompatibili, visti i 12 miliardi di sussidi verdi scaricati in bolletta ogni anno).
 
Il tempismo di questo documento non poteva essere peggiore. Arriva subito dopo che il governo ha dedicato tutta la sua (scarsa) spinta propulsiva all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, senza peraltro riuscirci davvero ma creando un pasticcio contabile. E facendo il contrario di quanto chiesto dalle parti sociali: per trovare le coperture rischia di salire il costo dell’energia (300 milioni), viene penalizzato il risparmio (con l’aumento delle tasse sulle polizze vita), vengono tolte risorse alla lotta all’evasione e si ipotizza addirittura un aumento dell’Irap come clausola di salvaguardia, cioè se non funzionano le altre misure.
 
I sindacati e le imprese sostengono che siano altre le priorità. Ma è troppo tardi. Il decreto Imu è stato firmato. Nelle scorse settimane i firmatari si sono spesi, chi più (Squinzi, Raffaele Bonanni), chi meno (Susanna Camusso), per predicare stabilità e auspicare la sopravvivenza del governo nonostante le fibrillazioni del Pdl per la decadenza di Silvio Berlusconi. Perché questa approvazione per un esecutivo che sta facendo il contrario di quello che le parti sociali ritengono utile per il Paese? Mistero, se non un pavloviano riflesso filogovernativo, nell’incapacità di rompere il clima di unanimismo benedetto dal Quirinale. E se Confindustria e sindacati sperano che il loro documento influisca sulla discussione in Parlamento del decreto Imu, magari per svuotarlo, rischiano di rimanere delusi. Deputati e senatori cominciano a essere troppo preoccupati della necessità di salvare il posto per rischiare di creare un simile problema politico.

@stefanofeltri

Il Fatto Quotidiano, 4 Settembre 2013