Venezia 70? Il buco con la Mostra intorno. E nemmeno la diva Scarlett Johansson ne esce indenne. Il suo Under the Skin, diretto da Jonathan Glazer, è vuoto pneumatico, fantascienza poco fantastica, lascia una domanda: l’aliena Scarlett, laggiù, ce l’ha o no? Durante il primo rapporto con l’umano, si blocca, si alza dal letto, prende l’abat-jour e s’illumina lì: non ci è dato sapere se la vagina sì o la vagina no.

Dell’altro buco, con l’amianto dentro, se ne parla per gentile concessione del presidente della Biennale Paolo Baratta, ed è quello a cui il Lido tutto s’è affezionato: si riuscirà mai a colmarlo? “Il Comune ha avviato una procedura di programmazione partecipata, una forma di democrazia dilatata…”. Dilatazione a parte, l’anno prossimo che buco sarà? Baratta scuote la testa, “se tutto va bene, ci sarà qualcuno che inizia a lavorarci”. Insomma, il buco è salvo e istituzionale, perché la Biennale si dice “informata che nell’area del ‘buco’ non sarà più prevista la realizzazione di nuovi volumi destinati a sale di proiezione”.

Il terzo buco è giornalistico, e si deve a un grande regista, Amos Gitai, premiato col Bresson 2013: virtuoso con la macchina da presa (il film è un unico, lunghissimo piano sequenza), non ha altrettanta dimestichezza con la stampa: la giornalista del suo Ana Arabia intervista una famiglia allargata per un’ora e mezza senza registrare, annotando solo due parole e guardando più le mura che le persone, come se fosse lì per calcolare l’Imu.

Mentre il riempimento medio delle sale della Mostra s’eleva dal 52% dell’anno scorso al 57%, i biglietti del 15, 9 e gli incassi del 10, i buchi lasciano spazio ai vasi comunicanti: perché Still Life di Uberto Pasolini, che lascia la sala in lacrime per troppi applausi, non è in concorso? E che dire delle travolgenti evirazioni del Moebius di Kim Ki-duk rimaste fuori dai giochi: forse, perché Pietà si prese l’anno scorso il Leone che non meritava? E perché non mandare alla deriva Under the Skin e Parkland e non imbarcare Locke con Tom Hardy? Il direttore Alberto Barbera sorride: “Altrimenti di che cosa parlereste?”. Del buco?