[Sinceramente non son sicuro se abbia un senso, ma poiché la mamma mi ha insegnato che con un po’ di educazione si può dire tutto e siccome la situazione mi sembra veramente grave, approfitto di questa pagina e dei lettori per sottoporre rispettosamente la seguente lettera aperta al Presidente Napolitano.]

Illustre Presidente Napolitano,

mi permetto di scriverLe, rivolgendomi, come ella potrà immaginare, non alla Sua persona individuale, ma alla Carica che Ella ricopre di Presidente di tutti gli Italiani e di massimo rappresentante della nazione e della sua unità.

Il paese è drammaticamente spaccato in due e nessuno di quanti avrebbero la responsabilità di prendere delle decisioni idonee a modificare tale situazione sembra rendersene conto.

Non dico della politica, che è un’attività secondaria e conseguente alla vita economica, anche se importante. Mi riferisco alla situazione economica, che vede drammaticamente gli italiani schierati su due fronti. Da una parte coloro che continuano a poter approfittare di privilegi e di situazioni di pregressa palese ingiustizia; dall’altra quanti (la stragrande maggioranza) che continuano a fare una quotidiana fatica per condurre una vita spesso modesta. In mezzo un governo – meglio i governi, purtroppo contemporanei al Suo lungo mandato – che non cessano di svolgere una funzione, non di pacificazione, non di riequilibrio delle clamorose ineguaglianze di questo paese, ma al contrario insistenti nel fondare la loro sopravvivenza politica sul sostegno a quelle stesse forze che sono la fonte degli inaccettabili privilegi.

A questo proposito potrei ricordarLe la situazione di molti lavoratori, precari, sottopagati, sfruttati, discriminati. E delle famiglie dei lavoratori, costrette a rinunce e sacrifici ben più pesanti di quelli riservati ai nostri predecessori. Ma sopratutto potrei menzionare la situazione di un’altra parte paese, abituata a vivere negli agi alimentati dai privilegi, dai vantaggi e non di rado dall’illegalità quale fonte di ricchezza che con troppa superficialità viene tollerata. E dovrei aggiungere – doverosamente – il ricordo dei molti sopratutto giovani in cerca di prima occupazione o disoccupati. Potrei infine citare molti fatti, molti esempi, clamorosi, di cui sono certo Ella ha profonda consapevolezza, benché nulla sia stato fatto negli ultimi anni per invertire tale deriva.

Nello specifico voglio però soffermarmi su un recente caso, che va in questa direzione, per il quale sommessamente vorrei chiedere il Suo Alto intervento. No Le sarà sfuggito che nel nostro Paese si è creata una gravissima situazione (di estremo danno per l’economia, tra l’altro) nei rapporti tra le banche, gli istituti finanziari e i cittadini. Tale situazione è stata determinata dalla crisi economica, ma sopratutto da vicende dolose, in molti casi non prive di risvolti penali che hanno avuto per protagonisti tutti gli istituti bancari italiani e perfino la Banca d’Italia; fatti perseguiti in non pochi casi dalla Magistratura nei limiti delle Leggi, e che hanno concorso pesantemente all’aggravamento della crisi economica. In tal modo uno dei cardini dell’economia italiana, il rapporto fiduciario tra banche e clientela si è irreparabilmente incrinato, sicché il sistema bancario è diffusamente percepito come un mondo che costruisce la propria ricchezza individuale e sistemica a scapito dei cittadini, contro i cittadini e purtroppo con il consenso dei governi della Repubblica.

L’ultimo caso del Decreto governativo, che in termini ancora non chiarissimi, dovrebbe consentire alle banche di accedere al denaro della Cassa Depositi e Prestiti è nuovamente degno di rilievi negativi, perché non fa quello che promette e dovrebbe fare, anzi aumenta la sfiducia e le distanze tra cittadini e istituti di credito. La realtà infatti – occultata da certa stampa i cui interessi non sono disgiunti da quelli degli istituti di credito – è che, con l’apparente pretesto di avvantaggiare i cittadini con una più ampia disponibilità di mutui, nuovamente vengono invece alimentate le rendite di posizione degli istituti di credito italiani, finalizzate non al servizio alla cittadinanza ma al rafforzamento di centri di potere economico non democratico e (non casualmente) anche alla conservazione di livelli retributivi ingiustificati e inappropriati.

Tali palesi ingiustizie, che purtroppo negli ultimi anni si sono andate a sommarsi ad altre ingiustizie nel campo economico, hanno di fatto spaccato in due l’Italia, preparando il terreno a fratture e dissidi che ci auguriamo non debbano mai avere il seguito, cui le miopi premesse di governi imbelli potrebbero condurci.

Nel caso specifico la pregherei pertanto di un Suo intervento immediato affinché sia ritirato il decreto di cui sopra, previsto dal Governo Letta e tale decreto sia sostituito con un provvedimento realmente finalizzato ad migliorare le possibilità di accesso al credito da parte cittadini. Un Suo intervento realmente pacificatore – che non può esplicarsi se non attraverso pressioni sul Governo perché adotti finalmente una linea politica realmente in grado di non mettere i cittadini italiani gli uni contro gli altri, riducendo i privilegi di chi riesce ad arricchirsi anche in tempo di crisi e le sofferenze della gran massa degli italiani – mi appare sommessamente quanto di più in linea con il Suo Alto Ufficio di rappresentante dell’intera nazione italiana.

Con osservanza. Distinti saluti