Intendiamoci. La dizione “da consumare preferibilmente entro” non deve costituire un feticcio insormontabile e i consumatori più accorti sanno se devono acquistare o no un determinato prodotto anche dopo la data di preferibile scadenza. Tuttavia, la notizia del provvedimento adottato al riguardo dal governo greco costituisce un pessimo segnale. E’ una notizia di quelle che fanno rabbrividire e che danno il segno della profonda crisi di civiltà che stiamo vivendo in Europa. Nei supermercati greci saranno disponibili in appositi scaffali i cibi scaduti, a prezzi ovviamente ridotti rispetto a quelli originari, in modo tale da consentire anche alle molte persone colpite dalla crisi di alimentarsi senza frugare nella spazzatura (o meglio verrà in qualche modo istituzionalizzato quest’ultimo fenomeno). 

Secondo il ministro greco dello sviluppo economico Giorgos Stergiou, il provvedimento non comporterebbe pericoli per i consumatori e la loro salute dato che  l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro” rappresenterebbe uno strumento di marketing e sicurezza dei produttori e non già di tutela della salute dei consumatori. Ma il discorso, formulato in questi termini, appare tendenzioso e scivoloso. Quantomeno la scadenza, se pure può non presentare, in alcuni casi, pericoli immediati per la salute del consumatore intempestivo, può però privare i prodotti di determinate caratteristiche nutritive. Oltretutto vengono fissati dei termini, successivi alla scadenza indicata sulla confezione, il cui rispetto è affidato alla buona fede e correttezza dei commercianti, che può non sempre risultare tale.

Si tratta quindi di un indebito allentamento degli standard vigenti in materia di alimentazione e salute in netta contraddizione con norme sia europee che internazionali. Per quanto riguarda le prime basti ricordare la direttiva 2000/13 del 20 marzo 2013, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità, la quale, smentendo  Stergiou, collega l’informazione dei consumatori e la tutela della salute e stabilisce norme uniformi per il cosiddetto termine minimo di conservazione, costituito per l’appunto dall’indicazione di una data collegata alla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”. 

Per quanto riguarda il diritto internazionale si pensi invece al concetto di sicurezza alimentare che prevede com’è logico che il cibo sia adeguato sia dal punto qualitativo che da quello quantitativo. 

Più che comprensibile quindi la reazione di un’associazione greca di consumatori che ha parlato a giusto titolo di offesa alla dignità dei greci. Quello che è in discussione è un ennesimo significativo arretramento dei diritti sociali dei singoli individui in un settore di fondamentale importanza come quello dell’alimentazione. Di fronte a questa triste realtà suona assolutamente irreale e patetico il dettato del’art. 152, primo comma del Trattato Cee secondo il quale “nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività della Comunità è garantito un livello elevato di protezione della salute umana”, come pure dell’art.  163, primo comma, a norma del quale “al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori, la Comunità contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all’informazione, all’educazione e all’organizzazione per la salvaguardia dei propri interessi”.

Quello che accade nella realtà è esattamente il contrario. Le politiche europee di strangolamento delle economie e del settore pubblico dettate dagli interessi della finanza internazionale e da quelli dei settori dominanti negli Stati economicamente più forti determinano gravi lesioni dei diritti appena menzionati.

Ma in fondo quello del cibo scaduto da consumare a prezzo ridotto costituisce solo uno fra i tanti esempi possibili. Può anche darsi che le normative relative alla scadenza dei prodotti vadano riviste. Ma farlo nel modo in cui lo ha fatto il governo greco significa solo cercare di adottare misure palliative di una povertà che sta dilagando sul serio. Nella parte più ricca del mondo si aggravano i fenomeni di vero e proprio sottosviluppo e settori crescenti di cittadini sono costretti a nutrirsi male per mancanza di reddito disponibile anche alla soddisfazione di bisogni essenziali, con le prevedibili conseguenze sullo stato di salute di interi popoli. Un’evidente dimostrazione del fallimento delle politiche che ci hanno portato fino a questo punto.

E in Italia? Ancora non siamo a questo punto ma la direzione è quella, mentre proliferano dubbi supermercati low cost e si indeboliscono i controlli colpendo con il taglio dei finanziamenti le strutture preposte.

L’Europa, anziché fattore di progresso sociale, determina il regresso materiale delle società degli Stati meno ricchi e di tutti i settori sociali più deboli. Non penso fosse questo che avevano in mente Altiero Spinelli e gli altri padri fondatori.