Se ne va, sbattendo la porta, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Lanciando strali a destra e sinistra, mentre papa Francesco – quasi a frenarlo – ha ribadito ieri “quanto male fanno le chiacchiere nella Chiesa”. Il Signore, ha detto il papa, “ci aiuti a superare divisioni e personalismi”. Lo scandalo Vatileaks (pur non nominato) ha scoperchiato troppi peccati. Ammonisce Francesco: “Quanto danno fa l’essere parte di interessi meschini”. Domenica a Siracusa, al Santuario della Madonna delle Lacrime – mai nome fu più appropriato – il porporato si è lamentato del clima, che ha trovato in Curia nei sette anni di comando. “Un intreccio di corvi e di vipere”. Mai un Segretario di Stato aveva accompagnato il suo avvicendamento con tanti sassolini buttati all’impazzata. In Vaticano lo sport del lunedì negli uffici è stato quello di decrittare le sue frasi e scovare le allusioni dello sfogo bertoniano. Forse, più in là, seguiranno altre frecciate

Vipere.

L’“Oscar” va automaticamente a Francesca Immacolata Chaouqui, la trentunenne esperta di pubbliche relazioni, inserita dal papa nella Commissione per la riforma finanziaria del Vaticano. Nei suoi tweet prima della nomina aveva definito Bertone “corrotto” e dell’ex ministro Giulio Tremonti aveva strologato: “Gli hanno chiuso il conto allo Ior perché è gay”. (Querela in arrivo). La Chaouqui, vicina all’Opus Dei, rappresenta un mistero, perché nessuno è riuscito a capire a che titolo sia stata raccomandata.

“Certamente ho avuto i miei difetti. Se dovessi ripensare adesso a certi momenti agirei diversamente”.

Di sicuro il porporato non ripeterebbe ciò che disse in Cile nell’aprile 2010 e cioè essere stato dimostrato che “esiste un legame tra omosessualità e pedofilia… Questa è la verità e là sta il problema”. In tempi più vicini il Segretario di Stati uscente non si cimenterebbe probabilmente di nuovo nella creazione di un polo sanitario cattolico comprendente il San Raffaele, il Gemelli, il Bambin Gesù e l’ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Come gli venne in mente dopo la morte di don Verzé.

“Ci sono state vicende che ci sono sfuggite anche perché quei problemi erano come ‘sigillati’ all’interno della gestione di certe persone non in collegamento con la Segreteria di Stato”.

Frase piuttosto contorta, ma chiarissima per gli addetti ai lavori. Bertone ce l’ha con il cardinale Castrillon Hoyos, che istruì la pratica dei vescovi lefebvriani da riabilitare, togliendo loro la scomunica, sorvolando tranquillamente sul fatto che mons. Williamson era un notorio antisemita. Anche la nomina ad arcivescovo di Varsavia di un presule, ex spia comunista dei servizi polacchi, per il cardinale andrebbe messa a carico della Congregazione dei Vescovi.

Un intreccio di corvi.

Preso di mira non è solo Paolo Gabriele, ma la fronda vaticana che ha favorito e coperto la fuga di notizie. E anche i corvetti a latere, che già nell’agosto 2011 avevano con lettere anonime denunciato il siluramento di mons. Viganò – che intendeva scoperchiare la corruzione negli appalti in Vaticano – e le altre gole profonde che hanno contattato i giornali nell’anno fatale dei Vatileaks. Bertone sa molte cose dopo che la gendarmeria vaticana fece una prima indagine interna.

Il Segretario di Stato è il primo collaboratore del Papa, un esecutore leale e fedele dei compiti che gli vengono affidati.

Qui Bertone ha ragione. Se ha peccato è stato anche per fedeltà ad oltranza. Tra le cose del “bilancio positivo”, che lui rivendica, che lui rivendica c’è l’opera di paziente e attenta di ricucitura con il mondo islamico dopo la crisi seguita al discorso di Regensburg di Benedetto XVI nel 2006, condito di accuse a Maometto.Il Segretario di Stato ha cercato anche invano di convincere papa Ratzinger ad adottare per la preghiera del Venerdì Santo nella messa tridentina la formula sugli ebrei, scelta da Paolo VI. Non riuscito nel suo intento. Benedetto XVI ha voluto inventare una nuova formula caratterizzata da un proselitismo escatologico, facendo prontamente scoppiare un conflitto con l’ebraismo.

“Ci sono stati tanti problemi… mi hanno rovesciato addosso accuse”.

Critiche e polemiche sono esplose sulla stampa in tutto il mondo. Ma in una cosa Bertone è nel giusto. Chi tra le teste pensanti del cattolicesimo italiano lo ha spesso criticato alle spalle, non ha mai preso posizione pubblicamente sui gravi errori del pontificato ratzingeriano. Avrebbero anche potuto aiutarlo, in fondo.

il Fatto Quotidiano, 3 Settembre 2013