Sono contento che il Pd abbia trovato il suo leader indiscusso, e lo dico sinceramente. Da anni ormai uno dei grandi problemi irrisolti del mio partito era la mancanza di leadership, il proliferare di inutili e continui sconti tra nuovi pseudo-leader e vecchie glorie. Come in una sorta di derby tra nazionale cantanti e reduci della Juventus del Trap: Spettacolo pochissimo, qualche risata e incasso tutto da devolvere in beneficenza.  

Come è potuto succedere? Profezia auto avverante dei media, capacità personali (non solo comunicative) e anche un drastico cambio di strategia.

Sembrano lontanissimi i giorni del discorso di “noi e loro”, delle teorie economiche di Zingales, della latitanza dalla direzioni nazionali e dalle feste democratiche.

Il corpo estraneo sta diventando un leader popolarissimo anche all’interno perché Renzi oggi riesci a trasmettere con il suo messaggio, oltre alla indiscutibile voglia di rinnovare una classe dirigente stanchissima e poco lucida, anche l’idea che l’esperienza del Pd potrà continuare anche con lui, con i suoi valori integri.

Insomma il ragazzo ha lavorato molto per togliersi la patina dell’infiltrato della destra, di quello che voleva trasformare il Pd nell’ennesimo partito neoliberista e, complice il disastro delle ultime elezioni politiche, tutti hanno finito per dimenticare i difetti, le inadeguatezze del primo Renzi, e hanno finito per amare questa nuova versione.

Sono contento, nonostante tutto, lo sono da militante del Pd, perché la mancanza di credibilità della nostra classe dirigente ha reso per molto tempo inutili tutti gli sforzi possibili, vanificato l’impegno di migliaia di militanti.

Quello che non capisco è l’antica pratica di salire sul carro del vincitore. Le conversioni sulla via di Damasco non le ho mai condivise, non perché non si possa cambiare idea ma piuttosto perché qualsiasi cambiamento non si può basare solo su un atto di fede ma necessita di una riflessione attenta e critica. Richiede tempo, studio e soprattutto una forte motivazione.

Dopo essere stati in prima fila con Bersani, magari alimentando lo spauracchio apocalittico di una vittoria di Renzi alle ultime primarie, è quanto meno inopportuno passare oggi in prima fila con Renzi.

E lo dico essendo stato tra coloro che, seppur nella periferia di questo Paese, ha messo la sua faccia per Bersani e per una certa idea di sinistra.

Non è detto che si debba sempre stare sotto i riflettori, a volte si può anche prendersi una pausa e riflettere sul proprio percorso, anche mettendo in discussione le proprie certezze, senza necessariamente capitalizzare politicamente un cambio di casacca. A volte potrebbe essere utile sfogliare prima qualche programma, ascoltare qualche idea e solo alla fine decidere, senza farsi prendere dall’ansia da riposizionamento.

Auguro a Renzi tutta la fortuna possibile ma suo carro non ci salgo, vado a piedi e per la mia strada.

 

@lorerocchi