Aveva una possibilità su un milione. E l’ha persa clamorosamente. Lenny Cooke la sua occasione per diventare una celebrità del firmamento del basket Nba l’ha avuta nel 2002, a 19 anni. E come in quei finali di partita dove l’ultimo tiro sbatte sul ferro, per lui si è accesa la spia del game over.

L’epopea di un ragazzo nero, non proprio qualunque nel giocare a pallacanestro, la raccontano i fratelli newyorchesi Benny e Josh Safdie con Lenny Cooke, proiezione speciale per la sezione collaterale di Venezia 70, Giornate degli Autori.

Il punto di partenza è l’apice del sogno americano di un cristone da 1 metro e 98 per 93 chilogrammi: il Draf Nba, sorta di enorme lotteria dei rigori dove ad uno ad uno, trenta giovani promesse del basket a stelle e strisce vengono chiamate a sorpresa dal commissioner di turno davanti a milioni di spettatori e ad una platea di star del basket.

Lenny ci arriva nel 2002 dopo che nel 2001 si era fatto le ossa nei “camp” assieme ai futuri miliardari Carmelo Anthony, ancora con zazzera modello ‘motown’, e Lebron James. Anzi con quest’ultimo si era giocato all’ultimo canestro, perdendola difendendo su di lui, una partita che in tribuna aveva più osservatori che spettatori a San Siro per il derby.

Cooke diventò la star dell’anno, ma al momento della chiamata l’anno successivo, sbucarono prima il cinese Yao Ming poi l’americano mai esploso Amar’e Stoudmire e tanti altri, ma non lui. Segue lo sprofondo morale e sportivo (bad company lontano da casa, punti macinati nel campionato filippino e nella lega minore Cba) e infine fisico: tanto che dopo un’ora di filmati d’epoca (2001-2002, n.d.r.) i Safdie ritrovano Lenny nel 2012 con 50 chili in più a festeggiare i suoi trent’anni e a mendicare strette di mano e fotografie con gli ex compagni di gioventù Anthony e Joakim Noha, anche produttore esecutivo del film.

“La storia di Lenny è stata più di una tragedia. Una di quelle per cui ti fai delle domande sul destino, sulla passione, sul temperamento, sul sogno americano e su cosa accada quando questo sogno appare reale prima ancora di compiersi veramente”, hanno spiegato i due fratelli americani autori dell’opera, “Nel mondo post moderno, il sogno americano si è trasformato in un significante. È diventato qualcosa meno di una storia e qualcosa più di un’idea. È la fama? È la ricchezza? È la realizzazione di sé o è qualcosa di imposto?”

“Per ogni Lebron James, Kobe Bryant e Kevin Garnett (giocatori che sono passati dalla high school al professionismo senza fare il college, come deciso dalla Nba nel 2006), ci sono innumerevoli Lenny Cooke. Sono circondati da persone sbagliate, sono sfruttati, trattati come quelle azioni in borsa che vengono gonfiate per poi crollare. Speriamo solo che questo film possa servire da ammonimento non solo per i giocatori di basket, ma per tutti quelli con un sogno e/o con un talento naturale cristallino”.

Il documentario evento speciale veneziano è il primo tassello della collaborazione tra Giornate degli Autori e il Tribeca Film Festival di New York fondato da Robert De Niro.