Cambiare alcuni membri della Giunta per le elezioni del Senato. Lo chiede il capogruppo del Pdl Renato Schifani al presidente Piero Grasso. “E’ di tutta evidenza – secondo Schifani – che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta – che hanno dichiarato come voteranno – richiede la valutazione del presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione”. “Nel caso in cui la Giunta per le elezioni del Senato dovesse deliberare di dover procedere alla ‘contestazione’ della decadenza dalla carica parlamentare di Silvio Berlusconi – ricorda Schifani – dovrà riunirsi in Camera di Consiglio per pronunciarsi. E’ di tutta evidenza – aggiunge – che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta – i quali hanno a mezzo stampa dichiarato come voteranno, prima degli adempimenti previsti – richiede la valutazione del presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione, considerata la funzione giurisdizionale che la Giunta medesima assolve. Funzione che impone il rigoroso dovere di non poter anticipare in alcuna sede o contesto quali saranno le decisioni finali dei singoli componenti”, conclude Schifani. Peraltro ciò che contesta il Pdl è un comportamento che non hanno tenuto solo i membri di centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle, ma anche gli stessi componenti Pdl. “In Giunta – diceva alcuni giorni fa Carlo Giovanardi – devo fare in modo che l’Italia non regredisca al livello dei Paesi totalitari dove le norme penali erano retroattive. Ci troviamo davanti alla situazione paradossale in cui, su 60 milioni di italiani, la retroattività va applicata soltanto a una persona: Silvio Berlusconi. E’ una regressione barbara del nostro sistema rispetto a principi fondamentali del nostro ordinamento”.

Ad ogni modo in breve tempo arriva la risposta di Grasso che dice di avere “il potere di rinnovare i componenti della Giunta per le elezioni solo in determinati casi, disciplinati dall’articolo 19 del regolamento del Senato, tra i quali certamente non rientra l’espressione di opinioni sulle questioni sottoposte alla valutazione della Giunta e che, nel caso specifico, sono emerse da esponenti di tutte le forze politiche”. Ma la risposta non soddisfa il centrodestra: “Se il voto dovesse essere politico e quindi rispecchiare le distinzioni delle forze in campo la convivenza sarebbe impossibile” insiste Schifani.

Intanto durante la mattinata di mercoledì 4 si riunirà l’assemblea del gruppo Pdl a palazzo Madama. All’ordine del giorno figura un solo punto “l’analisi della situazione politica”, ma l’incontro sarà l’occasione per affrontare il nodo della decadenza di Berlusconi in vista della Giunta per le elezioni del 9 settembre. Domani, infatti, alle 13,30, è previsto l’ufficio di presidenza della Giunta, che dovrà stilare il calendario dei lavori. Alla riunione del gruppo dei senatori pidiellini non dovrebbe partecipare il Cavaliere, che resterà ad Arcore. 

Tutto il Pdl alza il polverone. Strategia ben omologata. “Il senatore Schifani pone legittime questioni che riguardano il corretto funzionamento delle istituzioni ed il ruolo di Stefano, troppo impegnato a rilasciare dichiarazioni” afferma Barbara Saltamartini. “L’approccio del Pd al voto e le dichiarazioni per lo meno incaute rilasciate da Stefano – rincara Annagrazia Calabria – ci avevano fatto temere che l’intento fosse proprio quello: giudicare non in base alla legge e alla sua applicabilità ma dall’alto di un pulpito impregnato di odio politico e di volontà di vendetta, quasi a trasformare la Giunta non in un altro grado di giudizio ma in un vero e proprio tribunale speciale”. “Il presidente Grasso non potrà non riconsiderare la questione dirimente sollevata sul punto dal capogruppo Schifani” è sicura Anna Maria Bernini. La giunta non sia il festival dell’antiberlusconismo, raccomanda Mariastella Gelmini. “Non siamo nè alla Corrida nè in un reality. Le risposte burocratiche non risolvono la questione” dichiara il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri.

Il Pd continua a ribadire che non ci saranno ripensamenti: i membri del partito presenti in giunta voteranno per la decadenza da senatore di Berlusconi. Lo ripete anche Pierluigi Bersani. L’ex segretario, alla festa nazionale di Genova, spiega: “Dobbiamo dirlo con fermezza e serenità anche a Pdl e a Berlusconi: non potete immaginare che in questo frangente nei confronti di Berlusconi ci comportiamo in un modo che non useremmo per nessuno dei nostri. Le leggi vanno applicate. Non perdiamo tempo. Diritto di difendersi? Ma certo, per l’amor di dio. La giunta è organo giurisdizionale. La giunta deciderà, le leggi saranno applicate. Se diamo per assodata questa cosa rivolgiamo ad altri la questione”.