Tra le conseguenze del rischio guerra in Siria c’è anche il rincaro della benzina. Fermi o quasi i mercati internazionali, le compagnie petrolifere hanno infatti deciso di muovere i prezzi ancora al rialzo. Nonostante il calo dei prezzi sui mercati internazionali, spiegano Quotidiano Energia e Staffetta Quotidiana, la verde supera gli 1,88 euro al litro e il diesel gli 1,77 euro nei distributori Eni, con aumenti anche per Ip, Q8 e TotalErg. Si tratta del quarto giro di aumenti per i prezzi dei carburanti all’indomani dell’avvio dell’effetto Siria.

Questa volta Eni si è mossa di domenica, ritoccando al rialzo i prezzi raccomandati di benzina e diesel di 0,8 centesimi di euro al litro. Hanno seguito gli aumenti di Ip (sabato) e di Totalerg (oggi) dello stesso importo e sempre su entrambi i prodotti. Continua dunque l’effetto Siria sebbene, sempre nel fine settimana, le quotazioni abbiano confermato un trend in discesa con la benzina che ha perso 9,5 euro/mille litri e il diesel 4,5.

Le compagnie petrolifere, intanto, guadagnano a Piazza Affari. Il titolo Eni è salito da 17,19 a 17,68 euro dal 27 al 28 agosto, quando la tensione in Siria era alle stelle e Stati Uniti e Inghilterra hanno iniziato a pensare a un attacco militare “entro 10 giorni”.

I rincari del carburante, secondo la Coldiretti, hanno colpito “4,4 milioni gli italiani in vacanza nel mese di settembre incoraggiati dalle previsioni meteo sull’arrivo dell’ultimo scampolo di estate”. Inoltre “il costo dei trasporti è uno dei fattori che ha condizionato pesantemente le ferie degli italiani”: il 32% dei vacanzieri ha scelto di trascorrere le vacanze in località più vicine rispetto allo scorso anno con ben sette italiani su dieci (70%) in vacanza in Italia e di questi ben il 24% che non si allontana neppure dalla propria regione secondo l’indagine Ipr marketing. Tra chi lascia i confini nazionali appena il 4% dei vacanzieri ha scelto lontane mete extracomunitarie.

La scelta di vacanze a chilometri zero in località non troppo lontane è vincente anche a settembre in cui si registra un aumento in percentuale del turismo legato alla natura in collina, montagna, nei parchi e nelle campagne rispetto alle mete tradizionali del mare. Ad avvantaggiarsene sono quindi anche i 20mila agriturismi italiani dove con le previsioni di un caldo settembre si registra – conclude la Coldiretti – una tendenza all’aumento delle prenotazioni anche se prevale il last minute secondo Terranostra.