L’idea lisergica di Marco Pannella di coinvolgere B, pregiudicato, plurinquisito e a rischio latitanza, nei suoi sconclusionati referendum “per una Giustizia giusta”, ha un tasso talmente alto di inverosimiglianza da risultare più vero del vero.
Equivalente, per dirne l’allegro paradosso, a convocare la buonanima di Alphonse Capone per una campagna contro l’uso dell’alcol, l’abuso della frode fiscale e il riuso delle escort baresi.

Stimolati da chissà quali sostanze – intellettuali, chimiche e in un caso anche chirurgiche – i due compari si sono dati una voce, dopo anni passati a ignorarsi. Uno impegnato a digiunare ingrassando. L’altro a infilare soldi nelle scatole estere di David Mills.

In grado di fiutare un buono pasto politico a miglia di distanza, Pannella ora esulta: “Adesso che Silvio ha appoggiato pubblicamente i nostri referendum, ho in mente per lui un luminoso futuro”. La qual cosa, onestamene, assomiglia a una minaccia. Che infatti prosegue così: “Presentarsi a Rebibbia, andare in carcere e incassare il 25 per cento dei voti. Oppure rendersi latitante come Toni Negri”. Aspettiamo con impazienza la mossa di B. Vedi mai che, stordito dalla Cassazione, ci caschi.

Il Fatto Quotidiano, 1 Settembre 2013