In questi giorni circola su alcuni organi di stampa e blog particolarmente sensibili a che venga realizzato la linea Torino – Lione la notizia che la Francia avrebbe già dato inizio alle procedure di esproprio. Ma che bravi questi francesi, prima si accodano all’Italia (loro che della Tav  – intesa come linea – non gliene può fregare di meno) e poi la sorpassano avviando le procedure per l’acquisizione dei terreni dove dovrebbe transitare il treno.

In realtà, la notizia, così come è fornita, è inesatta. È vero che in Francia è stato pubblicato il decreto per le procedure, ma è altresì vero che gli espropri dovranno avvenire entro quindici anni e la conclusione degli eventuali lavori entro il 2030. Del resto, come noto, il rapporto “Mobilité 21”, per quanto riguardava le linee AV, escludeva di finanziare la Torino – Lione, in considerazione del fatto che non è prioritaria in quanto non si prevede un saturamento della linea a breve. E, se la condizione rimarrà il saturamento probabile della linea, mi sa – permettetemi – che il finanziamento non ci sarà mai. Del resto, come ricorderà chi segue questa vicenda, già la Corte dei Conti francese espresse fieri dubbi sull’utilità della linea proprio in considerazione degli ingenti costi e della dubbia (al momento) utilità.

Se in Francia, quindi, si conferma il rallentamento, qui da noi si procede come se nulla fosse, anche se il sottosegretario ai trasporti Erasmo D’Angelis afferma: «Se si fosse deciso oggi, la Tav non sarebbe in cima alle priorità. Gli esperti italiani che sono contrari al nuovo tunnel della Torino-Lione non sono impazziti». Ma va?

Insomma, l’opera non serve, e ciononostante i lavori proseguono. La talpa è in azione, fra un po’ dovranno smaltire lo smarino magari inquinato, la valle è in stato di assedio. Difficile dire quante pattuglie di polizia e carabinieri controllano le strade di accesso al cantiere.

Sì, so già che alcuni lettori che continuano a leggermi per farsi del male, diranno che bisogna tener fede agli accordi internazionali, che c’è la legalità da rispettare, eccetera eccetera.

Ma, se si è giunti a questa situazione di scontro frontale, ancora una volta giova sottolinearlo, è perché chi vuole la Torino – Lione la vuole contro la forza della ragione e delle cifre, che fin dal lontano 2001 dicevano che la linea non era competitiva, che i numeri del trasporto merci erano decisamente più bassi delle previsioni, ed era inoltre troppo cara. E non lo dicevano i No Tav, ma lo studio commissionato dagli stessi promotori, guidati allora da Pininfarina. I numeri si sono rivelati ancora più catastrofici delle previsioni del 2001. E se si è giunti a questo scontro frontale, è anche perché – nonostante la sbandierata condivisione democratica – non c’è mai stato un tavolo di lavoro concertato con i sindaci della valle, che rappresentano le popolazioni interessate. E questo lo ha affermato lo stesso onorevole Pietro Grasso in un convegno svoltosi proprio in questi giorni.

Quindi si va avanti usando la forza, usando l’esercito, militarizzando, mobilitando forze dell’ordine. Quanto costerà all’Italia il non aver avuto un dialogo costruttivo con la valle, oltre i costi puri dell’opera?

Quindi si va avanti ed una buona percentuale di attivisti è oggi indagata dalla solertissima Procura di Torino. Da quelli che hanno oltrepassato la linea di demarcazione dell’area militarizzata, a chi ha fatto un esposto, a chi ha tirato le pietre. In proposito, il collega Alessio Ariotto viene denunciato da Stefano Esposito per istigazione a delinquere in quanto sostanzialmente difenderebbe costoro. A mia volta, io non voglio difendere chi tira le pietre, ma desidererei che si facesse un approfondimento ed un po’ di chiarezza: perché chi tira le pietre in valle per dimostrare contro la democrazia e la ragione calpestate subisce le invettive e le reprimende di stampa e politici, quando la stessa stampa e gli stessi politici inneggiano a chi tira le pietre in Egitto o in Piazza Taksim? Spiegatemelo, grazie.