A partire dagli anni Sessanta, grazie a un nutrito gruppo di giovani artisti intraprendenti si crea un movimento di riscoperta del canto popolare e sociale, che riesce a esercitare una profonda influenza non solo sulla musica, ma su tutta quanta la cultura italiana.

Cantacronache prima e il Nuovo Canzoniere Italiano, dal 1962 in poi, cambiano profondamente la musica leggera e la musica colta, la didattica musicale e l’etnomusicologia, oltre all’antropologia e all’educazione sia dei ragazzi sia degli adulti. Viene messa in evidenza, anche in Italia, l’importanza di un patrimonio pressoché sconosciuto, rappresentato dai canti sociali. In questo modo, la canzone popolare torna a occupare quel ruolo che le spetta e come un tempo la poesia, torna a essere il luogo in cui le emozioni trovano un denominatore comune, che segna gli avvenimenti, dolci e amari, che segnano la vita di un popolo.

Il Nuovo Canzoniere Italiano, l’organizzazione più solida e duratura, da cui innumerevoli altre manifestazioni trovano ispirazione, fra il ‘62 e il ‘79 mette in scena non meno di 3500 spettacoli, produce 276 dischi mettendo in piedi addirittura un istituto di ricerca, l’Istituto Ernesto di Martino, per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario.

Questo movimento diventa un punto d’attrazione e di impegno per critici musicali e musicisti, che vi collaborano in vari modi e questi fenomeni di collaborazione e di osmosi fra musica popolare e musica colta sono una delle novità più rilevanti della storia della musica del nostro paese (Cesare Bermani, Una storia cantata. 1962-1997: 35 anni di attività del Nuovo Canzoniere Italiano/Istituto Ernesto de Martino, Milano, Jaca Book, 1997). 

Oggi, a 51 anni da quell’evento storico per la scena culturale del nostro paese, grazie alla determinazione di due giovani cantautori, Dente alias Giuseppe Peveri e Marco Iacampo, nasce il Nuovissimo Canzoniere Italiano: il Circolo ARCI Magnolia, domenica 1 settembre, dalle ore 18 (ingresso gratuito), ospita l’evento che – si legge nel comunicato – “vuole proporsi come momento di presa di coscienza collettiva. Di crescita culturale e sociale. NCI è un evento senza scopi di lucro, in cui in piccola parte gli stessi artisti investiranno, non percependo alcun cachet dalla serata”.

All’evento prenderanno parte trenta cantautori fra i più promettenti – alcuni già incontrati su questo blog – , qui elencati in ordine alfabetico: Appino, Artemoltobuffa, Bianco, Bimbo, Dario Brunori, Niccolò Carnesi, Roberta Carrieri, Colapesce, Dente, Gianluca De Rubertis, DiMartino, Federico Dragogna, Nicola Faimali, Alessandro Fiori, Alessandro Grazian, Marco Iacampo, Il Sindaco, Angela Kinzcly, Levante, Maria Antonietta, Mezzala, Marco Notari, Oratio, Paletti, Marco Parente, Petrina, Alessandro Raina, Sig. Solo, Davide Toffolo, Davide Viviani.

Per saperne di più abbiamo intervistato uno degli ideatori del Nuovissimo Canzoniere, Marco Iacampo.

Nel comunicato stampa della manifestazione c’è scritto ampiamente qual è lo scopo del Nuovissimo Canzoniere. Mentre nel “Nuovo” era rilanciare la figura del Cantautore, nel “Nuovissimo”, invece, mi sembra di capire, che ci si concentri maggiormente sulla Canzone. Di fatto, però, non sono pochi, oggi quelli che si infastidiscono se viene affibbiato loro l’appellativo di “cantautore”. Mi spieghi quale può essere il motivo?
Anche a me suona strana la parola “cantautore”. La parola cantautore in altri anni significava già tutto, in modo forse troppo rigido. Oggi ci sono al centro le personalità e forse ancor prima le loro canzoni e le loro musiche. Oggi la parola cantautore è stata sostituita nel nostro lessico comune, da parole più specifiche, dettagli identificativi, nomi propri. Come la parola computer… In questo Nuovissimo Canzoniere il centro sono le canzoni e le personalità. Oggi il “cantautore DiMartino” si chiama semplicemente “DiMartino”. E chi direbbe che Marco Parente è un cantautore? Invece la parola canzone non ha mai subito questi incasellamenti, le canzoni sono sempre state l’anima delle produzioni musicali a livello popolare, in tutte le epoche. NCI sarà uno spettacolo di canzoni, senza orpelli.

Con Dente hai ideato questo Nuovissimo Canzoniere. Mi racconti come è nata l’idea? Quand’è che avete deciso di metterla in pratica?
Ho sempre studiato con passione i grandi movimenti culturali, e ho sempre visto che li muoveva sempre una generazione che risultava determinante per la loro affermazione. Volevo fare un evento nazionale che riguardasse la nuova canzone italiana, che fosse nuovo e antico allo stesso tempo. Cosa di meglio se non un festival di canzoni chitarra e voce (o piano e voce), dove le canzoni, senza concorsi e senza rivalità erano protagoniste? Questa è una generazione che può permetterselo, sia da parte degli artisti, sia da parte del pubblico. Ne ho parlato con Dente che ha visualizzato organicamente il festival, abbiamo capito che doveva essere all’aperto e che doveva essere gratuito, come fosse una manifestazione popolare e spontanea. Il Magnolia di Milano, locale da sempre sensibile alla nuova cultura popolare ha capito benissimo e ultimato i dettagli organizzativi.

Qual è la differenza principale secondo te tra Nuovo e Nuovissimo canzoniere? Vedi analogie?

Analogie con il Nuovo Canzoniere? Ognuno di noi è un istituto di ricerca. Forse la parola che abbiamo usato di più durante le nostre riunioni e che molte volte è stata la risposta giusta a dei nostri dubbi è “naturale”. Vogliamo vedere cosa succede domenica, poi confrontarci tra di noi e scegliere quali sono le forme con le quali, in caso, continuare. Sarebbe molto bello costruire un progetto attorno a tutto ciò.  Ma non ci sono aspettative, si ragiona a corto raggio, passo dopo passo. Siamo una generazione che è abituata a pensarla così. Posso dirti però, che non c’è nessuna contrapposizione diretta con quell’esperienza, ma tra quella generazione e la nostra c’è un abisso. È finito un secolo importante, sono cambiati i tempi e i linguaggi. Forse la differenza principale è proprio il linguaggio, con tutto quello che ci va dietro. Forse il percorso che si sta costruendo è sempre lo stesso. Forse c’è meno intellettualismo rispetto ad allora, ma sono solo impressioni. Lascio il discorso aperto.

Cosa risponderesti a chi dice che oggi in Italia, la situazione musicalmente è stagnante?

Nello stagno proliferano organismi e microorganismi di tutti i tipi… Molti scambiano la lentezza per un immobilità. In Italia la situazione è lenta, non immobile.

Cos’è che lega i 30 cantautori che parteciperanno all’evento (oltre all’amore per la musica e la canzone italiana ovviamente). Cos’è che avete detto loro per convincerli a partecipare?
In modo oggettivo ci lega il fatto di non essere più così indissolubilmente legati alla discografia come chi ci precede e di far parte di quella generazione che internet e la globalizzazione ha in qualche modo liberato in qualche modo confuso. Ci legano poi, storie molto simili e un modo simile di vivere le nostre esistenze. Non abbiamo dovuto convincerli, abbiamo solo parlato loro di cose che sapevano già e che poteva esserci un’occasione per ritrovarci tutti insieme. Oltre alla resistenza quotidiana, la mia generazione mette in campo anche il divertimento. Penso di aver parlato con loro di compresenza in un momento culturalmente importante e di un’occasione gioiosa. Nessuno, comunque, percepirà il cachet.