Restare “proprietario” di uno scranno a Palazzo Madama per Silvio Berlusconi è una priorità assoluta. Perché la pena inflitta con la condanna Mediaset, 4 anni di cui 3 condonati per indulto, che sia scontata ai domiciliari (ipotesi improbabile) o con il leader azzurro affidato ai servizi sociali (molto probabile come ha già fatto intendere il Cavaliere) volerà in un soffio. Mentre l’immunità parlamentare, uno scudo costituzionale contro le intercettazioni ed eventuale autorizzazioni a procedere da far approvare al Senato, è il bene più prezioso su cui possa contare il pregiudicato di Arcore. Contro altre indagini che potrebbero arrivare e condanne da scontare difendersi dalle presunte toghe rosse sarebbe molto più semplice da senatore che da semplice cittadino, benché leader di un partito da nove milioni di elettori. Ecco perché Berlusconi ha tagliato gli artigli dei falchi del partito e non ha ancora fatto cadere – e probabilmente non farà cadere – il governo Letta. La condanna definitiva per Mediaset, oltre a comportare la decadenza (la discussione in Giunta per le Immunità ripartirà il 9 settembre), lo escluderebbe dalle liste elettorali perché ormai incandidabile in base alla norma sulle liste pulite: trasformandolo in facile bersaglio di “tutte le procure d’Italia”.     

In calendario ci sono le motivazioni dei due processi Ruby (24 settembre e 16 ottobre), l’udienza a Napoli per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio (16 settembre), la richiesta di rinvio a giudizio sull’induzione a mentire dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini che accompagnava le escort a palazzo Grazioli a Roma. 

A partire dal giorno dopo del deposito delle motivazioni dei processi Ruby (24 settembre) e Ruby bis (19 ottobre) Berlusconi, i suoi avvocati, le Olgettine e la stessa Karima El Mahroug rischiano di finire nel registro degli indagati della Procura di Milano per “intralcio alla giustizia” o “induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria” i primi, per falsa testimonianza le seconde. Reati puniti, nei casi più gravi, fino a 6 anni di reclusione. I due collegi che si sono occupati delle serate ad alto tasso erotico di Arcore hanno trasmesso alla Procura le dichiarazioni di quasi tutti i testi a difesa, pagati in un modo o nell’altro da Berlusconi: ci sono gli stipendi da 2500 euro alle ragazzel’acquisto di case come nel caso del pianista Mariani e del cantante Apicella o anche l’inserimento nelle liste elettorali del Pdl come nel caso della moglie del pianista Mariani o l’ex consigliere diplomatico Bruno Archi, ora vice ministro degli Esteri del governo Letta. 

Anche le indagini difensive degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo finiranno probabilmente nel mirino dei pm. Alcuni verbali difensivi furono trovati dagli investigatori della Polizia negli appartamenti di via Olgettina 65 a Milano dove vivevano, a spese del Cavaliere, alcune delle ragazze che partecipavano alle feste. Era il giorno delle perquisizioni successivo all’avviso di garanzia al presidente del Consiglio (14 gennaio 2011). I verbali poi non furono depositati ai pm come successo invece per altri documenti nei giorni successivi. Secondo gli investigatori i documenti con i racconti delle ospiti delle “cene eleganti” già siglati dagli avvocati del premier non risultavano controfirmati dalle testi stesse. E addirittura in casa della soubrette domenicana Marystelle Polanco gli uomini della squadra Mobile avevano scoperto non il suo verbale difensivo ma quello di Barbara Guerra. Il 15 gennaio, ad appena ventiquattr’ore dalla notifica dell’avviso di garanzia per concussione e prostituzione minorile, il Cavaliere chiama “a corte” tutte le ragazze. L’intento della convocazione è chiarissimo: mettere a punto una strategia che blindi i particolari di quelle serate o meglio li trasformi da “orge bacchiche” (definizione del procuratore aggiunto Piero Forno) a cene eleganti condite con qualche spettacolo di burlesque. Le intercettazioni fanno il resto. Al telefono la soubrette Barbara Faggioli parla chiaro: “Sono chiamata alle 19, da quanto so dalle intercettazioni emergono cose molto brutte”. Quindi avverte Nicole Minetti: “Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato”.

C’è poi in calendario – ma ancora da fissare – l’udienza della Corte di appello di Milano che dovrà rideterminare l’interdizione: da uno a tre anni invece che i cinque inflitti. Senza contare che se l’impostazione accusatoria del processo sulle cene eleganti di Arcore fosse confermata anche dai magistrati di secondo grado il leader del Pdl potrebbe maledire una seconda condanna entro la fine del 2014 o la prima metà del 2015 e il verdetto annullerebbe anche il condono per tre dei quattro anni inflitti nella sentenza sui diritti tv. 

Il 16 settembre è prevista l’udienza preliminare per il caso della corruzione dell’ex senatore dell’Idv che con il suo tradimento e con l'”Operazione Libertà” fece cadere il governo Prodi in cambio di una nomina alla commissione Difesa e 3 milioni di euro. In caso di rinvio a giudizio il processo per Berlusconi potrebbe iniziare nella primavera del 2014. De Gregorio ha chiesto già il patteggiamento a un anno e 8 mesi e il 23 ottobre si prevede che il giudice per l’udienza preliminare decida su tutte le posizioni.

Il Cavaliere è anche indagato a Bari insieme all’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola con l’accusa di avere pagato Tarantini per mentire in suo favore nelle indagini della Procura di Bari sulle giovani accompagnate nella residenza romana dell’allora presidente del Consiglio. I pm hanno chiuso le indagini il 20 luglio scorso e si preparano a chiedere il rinvio a giudizio.