Esibire la carta d’identità elettronica in un Paese membro dell’Unione Europea può essere pericoloso. Se ne sono accorti due studenti arrestati dalla polizia olandese al confine tra la Germania e l’Olanda. Lo scorso 15 aprile Nicola Piras e Gabriella Melloni, due studenti originari di Sassari, si stavano recando in Olanda con un pullman proveniente dalla Germania, dove il 25enne Piras era in Erasmus a Oldenburg. Il loro bus è stato fermato ad un posto di blocco al confine con l’Olanda: le forze dell’ordine non hanno ritenuto valida la carta d’identità elettronica di Piras, che aveva un angolo leggermente scollato. Lo hanno quindi tratto in arresto con l’accusa d’immigrazione clandestina. Anche la giovane Melloni, che aveva invece il classico documento di carta, è stata fermata per favoreggiamento.

Dopo essere stati privati degli effetti personali, dopo le foto segnaletiche di rito e la registrazione delle impronte digitali, sono stati rinchiusi in celle di sicurezza separate. Un incubo lungo più di sei ore, che si è concluso solo dopo l’intervento telefonico della questura di Sassari. I due ragazzi sono quindi stati liberati con tante scuse e con una promessa di risarcimento di appena cento euro per i danni arrecati. Nel frattempo però il caso è approdato al Parlamento Europeo, dove l’eurodeputato di Italia dei Valori Giommaria Uggias ha sollevato la questione davanti alla commissione giustizia, presieduta dall’europarlamentare lussemburghese Viviane Reading. “La situazione che si è verificata è gravissima – ha detto Uggias – considerando che l’art. 5.4 della direttiva 2004/38/CE afferma il diritto dei cittadini dell’Ue e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri muniti di regolare carta di identità o passaporto. Ancor più grave è la violazione posta in essere dalle autorità olandesi in quanto, se il cittadino non dispone di tali documenti di viaggio, lo Stato membro ospitante deve concedergli ogni possibile agevolazione affinché egli possa ottenere, o far pervenire entro un periodo di tempo ragionevole, i documenti richiesti, garantendogli, oltretutto, la facoltà di dimostrare o attestare anche con altri mezzi la titolarità del diritto di libera circolazione”.

Dalla commissione europea però è arrivata una risposta negativa, e in parte paradossale. “L’articolo 5, paragrafo 4 – scrive la Reading in risposta a Uggias – si applica soltanto alla situazione dei cittadini dell’Ue privi di carta d’identità o passaporto al momento dell’ingresso in un altro Stato membro, ma non è applicabile alla situazione dei cittadini dell’Ue in possesso di carta d’identità o passaporto la cui validità è messa in dubbio dalla polizia in seguito a un controllo di routine”. In pratica quindi la validità di un documento d’identità in un Paese della Comunità Europea è di assoluta discrezione delle forze dell’ordine locali. Questo perché – spiega sempre la commissione europea per la giustizia – allo stato attuale del diritto dell’Ue non esiste un riconoscimento reciproco di documenti d’identità. “ Quindi – commenta Uggias – per la Commissione Ue il mancato riconoscimento della carta d’identità esibita da un cittadino di uno stato membro, da parte della polizia di un altro stato Ue, è più grave di circolare senza documenti e giustifica, di fatto, l’arresto. È sconcertante – ha continuato l’europarlamentare – constatare che in mancanza, nel diritto dell’Ue, di un riconoscimento reciproco dei documenti d’identità, la Commissione faccia il Ponzio Pilato e distrugga la fiducia dei verso il futuro dell’Europa”.

La carta d’identità elettronica era stata introdotta nel 2005 dall’allora secondo governo Berlusconi. “Oltre trenta milioni di italiani potranno dotarsi di questa carta d’identità elettronica che è all’avanguardia in Europa” aveva detto l’ex premier presentandola alla stampa. Oggi più che essere all’avanguardia, il documento digitale rischia soprattutto di fare passare un brutto quarto d’ora a chi ne è in possesso.

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