Mentre tra pochi giorni l’intera giunta di Napoli con in testa il sindaco si chiude in conclave non si ferma il minaccioso volteggiare  di avvoltoi, cornacchie e ciucciuvettole sul Municipio. Un indistinto stuolo affolla le rive del fiume in attesa che la corrente trascini il cadavere politico di Luigi De Magistris, il sindaco anomalo di Napoli.

Questa volta il miracolo non l’ha fatto San Gennaro ma proprio il turbolento ex pm da quando indossa la fascia tricolore: tutti contro di lui e la sua Giunta. E’ un lungo rosario di accuse, invettive, boicottaggi, trappole, minacce e tiri bassi. Dall’estrema sinistra, ai radical chic, dai moderati, alla destra, passando per le borghesie altolocate, mafiose e aristocratiche-conservatrici, fino a giungere ai colletti bianchi, ai professionisti della protesta, ai professionisti dell’anticamorra, alle lobby del bene, agli intellettualoidi, ai maneggioni di mestiere, ai portaborse, ai trafficoni, ai carrieristi di Dio tutti sulla stessa barca. Senza dimenticare in questo baillame i veri delusi: gente appassionata che aveva riposto in De Magistris una speranza di cambiamento e rinnovamento.

Della presunta disfatta amministrativa ciò che incuriosisce e sorprende, poco per la verità, è constatare come una città  storicamente divisa, pigra e fatalista come Napoli sia riuscita a fare massa critica contro un sindaco. Non è mai accaduto in passato, mai. Anche quando a palazzo San Giacomo abitualmente c’erano amministratori-cavallette, gangster e amici di camorristi. Curioso. Intrigante. Stupefacente. Oggi accade che nella stessa trincea combattono  gomito a gomito gente tanto diversa per appartenenza politica, estrazione sociale, tradizione, credo, pratiche e fedine penali tutt’altro che immacolate. Insieme abbracciati appassionatamente.
Legittimo il dissenso, l’opposizione, il dissentire, la critica feroce, le inchieste tranchant, il denunciare contraddizioni e manchevolezze ma ciò che sorprende è il clima pesante, d’intolleranza, di rabbia e  odio. Una prova?  L’ex comandante della polizia municipale di Napoli, Luigi Sementa, nonché già generale di brigata dell’arma dei carabinieri, su Fb si è scagliato contro il sindaco addirittura postando una bomba a mano e una pancia di una donna in gravidanza dove vi era scritto : “Non sarai il mio sindaco”. E’ lo stesso funzionario che l’amministrazione decise di allontanare per ragioni di bilancio, ma soprattutto perché scrive lo stesso primo cittadino: “incarnava un’idea di sicurezza e controllo fondata su militarizzazione degli spazi pubblici e repressione dei più deboli”.

Un sindaco tenuto a distanza anche dal cardinale Crescenzio Sepe. Ormai l’alto prelato non partecipa più a nessuna iniziativa pubblica dove c’è il primo cittadino. Motivo? All’intromissione di Sepe su di un’ipotesi di parco dell’amore, De Magistris gli ricordò  che era meglio che si preoccupasse della gestione delle “sue” case a Roma. Il chiaro riferimento era all’indagine, ancora in corso, che vede l’Arcivescovo partenopeo indagato per un’ipotesi di corruzione quando era prefetto della Congregazione di Propaganda fide insieme all’ex ministro Lunardi e un gruppo di costruttori. Anche in quell’occasione il fuoco della polemica cominciò a bruciare violento.

Sembra una guerra. E’ una guerra. E sullo sfondo non fanno mancare il proprio contributo i bookmakers che di ora in ora aggiornano il tabellino delle puntate: Oggi De Magistris a quanto lo danno? Riuscirà a mangiare il panettone? E la colomba?  Andrà prima in vacanza? Napoli non è una città normale. E’ vento di popolo. All’improvviso soffia e può accadere che un ex pm diventato, anche per meriti televisivi, deputato europeo – senza né arte, né parte, né mestiere, – politicamente all’epoca  – riesce a vincere le elezioni. Coincidenze astrali. Calcolo delle probabilità improbabili. Ardue combinazioni statistiche.

Sta di fatto che legittimamente con una maggioranza di una minoranza sale sullo scranno più alto mettendo alla porta una partitocrazia marcia che neppure ha avuto la furbizia di rinnovarsi dopo anni e anni di scempi amministrativi e fetide incrostazioni. Signori e signori ecco l’anomalia: Napoli, un pericoloso laboratorio politico nazionale che poteva inaugurare un’inedita rivoluzione. Appunto poteva. E come sempre, tutto ciò che poteva essere non  è stato. Luigi De Magistris è uno strano personaggio. Un incrocio tra Masaniello e l’Alberto Sordi-Gastone nel film “Il conte Max”. Appunto, un sindaco anomalo. Un senza partito, uno scassatore, un anarchico.

Il suo errore strategico più grande? Non aver  tirato dentro il governo della città, i notabili, le eminenze grigie, gli amici degli amici, non aver costruito un sottobosco di potere e distribuito generose prebende.  Il malfidato primo cittadino non si è risparmiato in leggerezze e candide ingenuità. Il mese di agosto volge al termine ed è stato davvero caldo, anzi caldissimo. La colonnina di mercurio c’entra poco. Gli svarioni dell’arancione armata brancaleone sono stati da guinness. Dagli assessori perdonati, ai proclami napoleonici, al Forum di non si sa cosa. Una strana confusione. Tra tanta polvere s’intravedono le sagome. E’ tutta da chiarire anche la telenovella di Claudio De Magistris,  messo nel tritacarne, tirato per la giacchetta, fatto fuori senza che formalmente avesse mai sottoscritto alcun incarico pubblico retribuito.

La storia ha un peccato d’origine: Napoli non è Bruxelles. Qui il sospetto oltre ad essere l’anticamera della verità è una prova di condanna. Resto della mia idea: De Magistris rappresenta  un’anomalia politica per una città come Napoli. Forse un’occasione persa per sminare quelle gestione della cosa pubblica che dalle nostre parti somiglia a una gestione della “cosa loro”.