Tra i soggetti che hanno capito come ribaltare la crisi economica in incremento dei profitti ci sono, sicuramente, le società che imbottigliano acque minerali; il segreto è la privatizzazione di beni essenziali alla vita per trarne profitto privato, pagando canoni di concessione ridicoli.

I dati raccolti da Legambiente e Altraeconomia descrivono bene l’impatto in Italia del business delle acque in bottiglia: l’Italia detiene il primato europeo per consumo di acque minerali, su 12,3 miliardi di litri imbottigliati nel solo 2011, 11,3 miliardi sono stati consumati all’interno dei confini nazionali, 168 le società operanti nel settore e 304 marche diverse con un bilancio complessivo di 2,25 miliardi di euro. L’impatto ambientale è pari a 6 miliardi di bottiglie di plastica, 456.000 tonnellate di petrolio utilizzato e 1,2 milioni di tonnellate di CO2 emesse per produrle; solo un terzo delle bottiglie viene poi avviato a riciclo.

Eppure a Viggianello, Basilicata, il Comune e gli altri Enti preposti, hanno di recente approvato la concessione della fonte del Mercure alla San Benedetto che per di più usufruirà di un contributo regionale a copertura di tre degli undici milioni di euro previsti per l’investimento iniziale. Oltre all’acqua, rischia di essere privatizzata anche un’area di circa 32.000 mq da adibire all’impiantistica; la produzione dovrebbe ammontare a circa 150.000.000 di bottiglie l’anno.

L’assalto al Parco del Pollino da parte delle multinazionali delle acque minerali va ad aggiungersi allo sfruttamento del territorio da parte di quelle dell’energia. Proprio sul Mercure insiste una centrale Enel a biomassa che nel luglio scorso aveva visto svilupparsi un pericoloso principio di incendio; al di là dell’episodio in sé, l’interrogazione presentata alla Camera dai deputati Ferdinando Aiello e Antonio Placido, ha posto dubbi gravi riguardo lo smaltimento e la presenza di amianto all’interno dell’impianto. La centrale rimane però in funzione nonostante il Tar debba pronunciarsi in merito.

Negli anni Ottanta, la popolazione della valle del Mercure accolse con grandi proteste lo sfruttamento delle acque del San Giovanni, le cui sorgenti, successivamente, in parte sfruttate dall’acquedotto pubblico, vennero assoggettate al regime di acque minerali per l’imbottigliamento e la vendita con decreto del ministero della Salute del 29 gennaio 2007. Ancora, nel 2006, Coca-Cola HBC Italia, insieme a Coca-Cola Italia, acquistò l’azienda Fonti del Vulture, situata a Rionero in Vulture (Pz): è dunque una vera e propria vendita a rate quella che interessa il Parco del Pollino.