Radunare i senzatetto che vivono nelle città e trasferirli nelle zone rurali depresse, in centri appositamente realizzati nei kolchoz, le fattorie collettive abbandonate dai tempi della caduta dell’Unione sovietica. È il “piano radicale” di cui ha cominciato a interessarsi l’amministrazione di San Pietroburgo per risolvere il problema degli homeless. La proposta, che arriverà al parlamento cittadino con l’inizio della sessione autunnale, porta la firma di Vitaly Milonov, l’esponente di Russia Unita principale sponsor della legge firmata da Vladimir Putin il 30 giugno che ha trasformato in reato in tutta la federazione la “homosexual propaganda“, vietando alla popolazione Lgbt di scendere in strada per rivendicare i propri diritti e persino parlare di omosessualità in pubblico. Le associazioni che si occupano dell’assistenza ai senza fissa dimora protestano: “Verranno ghettizzati in campi di lavoro nelle aree depresse da cui sono scappati”.

Li chiamano “bomz“: mangiano nelle mense dei poveri, dormono in strada anche durante i rigidissimi inverni russi. Sono il popolo fantasma, parallelo e silenzioso, delle maggiori città del paese. Da sempre le amministrazioni cercano di ridurne il numero e l’ultima soluzione arriva da San Pietroburgo, città che ha già fatto da incubatrice alla legge anti-gay. Il piano di Milonov prevede la creazione di un network di centri di accoglienza e di lavoro da realizzare lontano dai centri abitati, negli antichi kolchoz. Il deputato di Russia Unita ha raccontato al quotidiano Izvestia di voler dare agli homeless un tetto contro i rigori dell’inverno, ma spiega anche che i bomz “sono portatori di malattie pericolose che possono infettare bambini e anziani”. Una motivazione che somiglia molto a quella secondo cui vietare la “propaganda gay” è necessario “per tutelare i bambini“.

Se ne comincerà a parlare concretamente in autunno, quando inizieranno le riunioni con il ministero della Salute, cui spetterà il monitoraggio sanitario delle strutture e la vaccinazione mensile dei loro ospiti. “I senzatetto potranno scegliere – mitiga il concetto Milonov – verrà loro offerto un letto, una doccia e un lavoro (non meglio specificato, ndr) nel centro di accoglienza costruito nella regione in cui risiedono. Chi rifiuta potrà essere trasferito in una struttura temporanea”. Ma queste ultime sono insufficienti: tra Mosca e San Pietroburgo, 12 e 5 milioni di abitanti, i rifugi sono non più di 20, ognuno può ospitare al massimo 60 persone. Laddove il numero totale dei senza fissa dimora in Russia, secondo dati ufficiali, sfiora i 4 milioni: solo nell’ultimo anno, in base alle statistiche del Dipartimento giudiziario della Corte Suprema, sono state emesse 20.827 sentenze di sfratto senza che ai destinatari sia stata fornita una nuova sistemazione.

Il dibattito pubblico è già iniziato e le associazioni sono sul piede di guerra. “In origine i bomz sono persone che fuggono dalla regioni depresse – spiega Oleg Melnikov, leader di Alternative – e cercano nelle metropoli una vita migliore. Non trovandola, spesso si danno all’alcol e finiscono per strada. Per risolvere il problema bisogna migliorare la situazione economica delle aree rurali, invece di fare proposte vergognose”. Ilya Costunov, compagno di partito di Milonov, concorda: “Nessun senzatetto accetterà di essere trasferito, dobbiamo creare nuove condizioni socio-economiche e far sì che gli ospiti dei centri non bevano, non violino le regole della convivenza e lavorino”.

Ma alcuni parlamentari interpellati da Izvestia si dicono interessati al piano e spiegano che bisogna partire con un singolo progetto pilota per valutarne i pro e i contro. Quella dei bomz in Russia è una piaga che spesso nutre sacche di degrado, criminalità e violenza e che nessun governo è riuscito a curare. I report delle ong occidentali raccontano da sempre di deportazioni di massa dalle città con l’arrivo delle feste comandate. Le cronache invernali sono il bollettino di una guerra silenziosa: nel 2003 il freddo ne uccise oltre 1.200 nella sola Mosca. Nell’aprile 2011 Anatoly Mikhalev, sindaco di Chita, diede scandalo quando disse che servirebbe “una licenza per sparare ai senzatetto, è l’unico modo di sbarazzarsene”. A maggio 2012 Milonov propose di inserire gli homeless nelle liste d’attesa per gli alloggi popolari a San Pietroburgo. Il piano fallì e ora il deputato anti-gay ha cambiato strategia: meglio spostarli in campagna, dove nessuno possa più vederli.