La pulizia effettuata nel Monte dei Paschi di Siena è stata notevole e coraggiosa. Come mai allora il risanamento è ancora in forse? Il sistema di potere ruotava (e ruota tuttora) intorno all’intreccio malsano tra banca, fondazione e politica. Un dossier ripercorre la crisi della banca più antica del mondo.

di Marco Onado (Fonte: lavoce.info)

La nuova gestione del Monte dei Paschi di Siena è impegnata nel difficile compito di rimettere in piedi la banca, che solo negli ultimi due anni e mezzo ha registrato perdite per oltre 8 miliardi.  La crisi di Mps viene da lontano e riflette una crescita tanto intensa quanto squilibrata, che sotto certi punti di vista può essere considerata esemplare delle distorsioni di processi di privatizzazione non sorretti da una governance adeguata e dunque nel nostro caso, degli intrecci perversi tra fondazioni, banche e politica, assieme alla “senesità” che è stata da sempre l’ingrediente fondamentale della gestione della “banca più antica del mondo”.

Dopo la legge Amato-Ciampi, Mps ha voluto trasformarsi in una grande banca nazionale, entrare nei salotti buoni della finanza italiana e del capitalismo di relazioni, mantenere alti livelli di redditività e garantire un flusso continuo di cedole alla Fondazione divenuta azionista di maggioranza assoluta che, attraverso le sue erogazioni, avrebbe dovuto beneficiare il territorio e soprattutto rinsaldare il sistema di potere che ruotava (e ruota tuttora) intorno all’intreccio banca-fondazione-politica. Troppi obiettivi, tutti sulle spalle del profitto della banca.

Vale dunque la pena di ripercorrere la storia del Monte dei Paschi attraverso i suoi bilanci e capire perchè il modello senese di governance ha fallito, se sia ancora possibile il risanamento del Mps (con il sostegno dei Monti-Bond) e cosa può o deve fare una fondazione che ha il patrimonio investito in una banca con scarse prospettive di reddito.

 

Bio dell’autore:
Marco Onado  – E’ stato professore ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari nelle Università di Modena (1972-1984) e di Bologna (1984-2001). Visiting Professor presso l’University College of North Wales (1984) e Brown University (1989). Membro del Comitato Scientifico di Prometeia (Associazione per le ricerche econometriche, Bologne), Consob, Ente per gli studi monetari bancari e creditizi “Luigi Einaudi” e delle riviste “Banca Impresa e Società” e “Mercato Concorrenza Regole”. Commissario Consob dall’ottobre 1993 all’ottobre 1998 (in tale periodo ha fatto parte di varie commissioni, fra cui la “Draghi” per la preparazione del Testo Unico della Finanza). Consigliere CNEL, Consiglio Nazionale dell’Economia e Lavoro (esperto di nomina Presidente della Repubblica), Editorialista de “Il Sole 24 Ore”. Attualmente, insegna Diritto ed Economia dei Mercati Finanziari e Comparative Financial Systems presso l’Università Bocconi di Milano. Le sue aree di interesse scientifico sono la struttura dei sistemi finanziari e i confronti internazionali (anche come coordinatore della ricerca dell’Ente Einaudi “Verso un sistema bancario europeo). Gli aspetti economici della regolamentazione dei mercati e degli intermediari finanziari. La corporate governance delle società quotate. La microeconomia dei mercati finanziari.