“Imprenditrice di successo, comincia il suo percorso nel 1990, fondando Dani Comunicazione, società che in poco tempo diventa leader nel settore delle pubbliche relazioni e organizzazione di eventi. L’apice del successo imprenditoriale lo raggiunge nel 2008, fondando Visibilia Pubblicità”. Si descrive così Daniela Santanché sul sito internet www.danielasantanche.com con tanto di annotazioni su carriera e proposte politiche, da “No ai professionisti della politica” a “Basta evasione”.

Eppure a ben guardare le sue perfomance imprenditoriali non sembrano tutte rose e fiori, a partire dalla stessa concessionaria pubblicitaria Visibilia che dovrebbe rappresentare oggi il fulcro delle sue attività. La società ha chiuso l’esercizio 2012 con una perdita di circa 33mila euro e il fatturato è diminuito del 20,1% a 22 milioni di euro. I costi sono stati tagliati del 20,2% fino a scendere sui 21,6 milioni, dopo che il 2011 aveva registrato un rosso di 301mila euro. In parallelo i debiti con le banche sono stati rinegoziati riuscendo a ottenere scadenze posticipate e, nell’ottica di contenere ulteriormente le spese, la Santanché ha chiesto per Visibilia la cassa integrazione a rotazione dal prossimo settembre.

Che cosa succede alla concessionaria che solo nel 2010 sembrava tra quelle più combattive sul mercato? Intanto, circa tre anni fa, l’esponente del Pdl aveva un alto incarico istituzionale come sottosegretario alla Presidenza del consiglio nel governo Berlusconi. In contemporanea gestiva le inserzioni pubblicitarie per Il Giornale di Paolo Berlusconi, per i gratuiti Metro e D-News e pure la raccolta di Libero e Il Riformista. Già dalla fine del 2010, però, Visibilia perde l’incarico per Libero e Il Riformista. Successivamente sono usciti dal portafoglio D-News (oggi avviato verso la chiusura) e Metro. Alla Santanché non rimane che Il Giornale, diretto dal suo compagno Alessandro Sallusti, che soffre però come tutti i quotidiani italiani a causa della crisi economica che porta le imprese a investire meno in comunicazione.

Più di recente, Visibilia ha provato a raddrizzare i conti con The Space Cinema, circuito che le avrebbe potuto assicurare importanti margini di guadagno, ma anche questa volta l’incarico è passato alla concorrenza con l’inizio del 2013. Adesso l’imprenditrice di Cuneo si sta concentrando sulla raccolta pubblicitaria delle radio (che dovrebbe valere circa 5 milioni di fatturato a fine anno) e ha stretto un accordo con Google per assicurarsi i budget della comunicazione online delle piccole e medie imprese italiane (pmi). Operazione che dovrebbe assicurare altri tre milioni di euro di entrate.

Se prima era il suo compagno Sallusti a darle una mano negli affari, solo qualche settimana fa per aiutare la Santanché è intervenuto l’ex marito Canio Giovanni Mazzaro, amministratore delegato e azionista di riferimento di Bioera che ha comprato il 40% di Visibilia per 900mila euro. Ma questo è stato un favore che non si sarebbe potuto negare, visto che lo scorso maggio è stata la Santanché a sua volta ad acquisire il 14,91% di Bioera da First Capital, risolvendo il contenzioso che Mazzaro aveva con la società d’investimenti.

Adesso l’onorevole Pdl è presidente del cda di Bioera, ai vertici di un gruppo di aziende specializzate in prodotti biologici, cosmesi naturale e prodotti alimentari tradizionali e guarda caso proprio sotto la ritrovata gestione Santanché-Mazzaro l’azienda si sta trasformando in una holding pura, che diversificherà gli investimenti e uscirà dai confini del bio per puntare sui media. Una strategia che gioca al rilancio dopo che Bioera ha chiesto e ottenuto nel 2010 il concordato preventivo, quando faceva parte del gruppo Burani e prima di passare sotto il controllo di Biofood Italia di cui sono appunto soci sia Mazzaro sia la Santanché. Alla fine del 2012, per esempio, Bioera ha dovuto destinare 2,5 milioni di euro dell’utile di quasi 6,5 milioni per la copertura di perdite pregresse.

Insomma, la Santanché ha vissuto tempi migliori e anche la sua prima società, Dani Comunicazione, ha archiviato il 2012 in rosso per 169mila euro. Le resta il centralissimo immobile di Milano, ex proprietà del medico Giuseppe Poggi Longostrevi, l’ex re Mida delle cliniche meneghine  morto suicida durante lo scandalo giudiziario che lo vedeva accusato di corruzione. Non ha portato bene all’imprenditrice piemontese nemmeno la vendita dei periodici Rcs (finiti lo scorso giugno nelle mani della concessionaria Prs di Alfredo Bernardini De Pace), cui la Santanché puntava attraverso D1 Partecipazione. La pasionaria della politica e degli affari non sembra comunque perdersi d’animo e ha annunciato nuove acquisizioni nel mondo dei media.