Dopo quasi due secoli di onorato servizio l’indice di massa corporea, la formula matematica più compulsata da uomini e donne di tutto il mondo, inventata nell’800 dal matematico belga Adolphe Quetelet, potrebbe andare presto in pensione. A chiederlo è un editoriale pubblicato da Science, che dimostra sulla base di alcune ricerche recenti come in molti casi il ‘famoso’ Bmi da solo non sia in grado di determinare lo stato di salute di una persona.

A evidenziare come l’indice possa far prendere degli abbagli sono stati soprattutto due studi, uno del 2011 e uno pubblicato quest’anno, del Cdc di Atlanta, che hanno verificato come le persone che in base al Bmi sarebbero considerate sovrappeso, che lo hanno cioè tra 25 e 30, in realtà tendono a vivere di più rispetto a quelle che ricadono nel range considerato normale. Altre ricerche hanno invece evidenziato che l’attività fisica abbassa la mortalità indipendentemente dall’indice di massa corporea, e quindi persone che lo hanno più alto potrebbero essere a minor rischio rispetto ai ‘magri’.

“L’indice – scrivono Rexford Ahima e Mitchell Lazar dell’università della Pennsylvania – non riflette accuratamente la proporzione tra muscoli e tessuto grasso nel corpo, e non tiene conto del genere e delle differenze di razza tra le persone. Inoltre l’accumulo di grassi in alcune aree del corpo sembra dannoso, mentre in altre appare poco pericoloso”.

Anche chi ha un indice ‘normale’, sottolineano gli autori, non può stare tranquillo, perché in realtà un Bmi basso può nascondere uno status nutrizionale povero, in cui il corpo non riesce a metabolizzare correttamente alcune sostanze. Secondo alcune stime il 24% degli americani che hanno un Bmi corretto presentano in realtà dei profili metabolici ‘sballati’, con problemi che vanno dalla resistenza all’insulina all’eccesso di colesterolo. Dall’altra parte metà dei sovrappeso invece ha profili normali dal punto di vista del metabolismo. “E’ chiaro – scrivono gli autori – che c’è un bisogno urgente di mezzi accurati e pratici per misurare la composizione del corpo e il livello degli ormoni per individuare l’obesità e predire il rischio di morte”.

Tra le proposte per un ‘nuovo’ Bmi c’è quella di utilizzare il cosiddetto Absi (A Body Shape Index) che tiene conto anche della circonferenza della vita, dove si annida il grasso più cattivo. “Ma anche altri parametri – aggiunge l’editoriale – come la misura dei cosiddetti ‘ormoni dell’adipe’, miochine e citochine, potrebbero servire a predire il rischio associato a obesità e sindrome metabolica”.