L’unica cosa che mi è piaciuta di questo agghiacciante documentario è che, per una volta, non si sia trattato di un fatto di cronaca italiana. Mi piace pensare che vicende del genere non siano possibili nel mio Paese. Mi ha invitato alla proiezione privata di “Outreau, l’autre Veritè” Homayra Sellier, persiana francesizzata, occhi grigi dal taglio perfetto, lineamenti orientali da poema di Omar Kahyyam. Garbata e sorridente, ma con piglio militaresco. Dieci anni fa ha dato vita a Innocence en danger movimento internazionale di difesa e protezione dei bambini: da allora si adopera senza posa per denunciare ogni sorta di abuso, violenza e infamità perpetrate a danno dei minori e raccoglie fondi per aiutare le vittime.

Il caso che ci sottopone è un capolavoro del genere. Dell’orrore: quello vero, assoluto, che supera ogni più perversa immaginazione. Il filmato descrive un caso giudiziario che ha diviso la Francia sin dal suo inizio, nel 2001. Un gruppo di pedofili della regione di Calais viene processato per numerosi (circa una cinquantina i sospettati, ma solo diciassette sono finiti sotto processo) e reiterati casi di abusi sessuali organizzati sistematicamente ai danni di bambini dalle loro stesse famiglie, dai genitori, veri o adottivi. Nel documentario una madre si distingue per la propria bestialità: è accusata dai suoi due figli maschi di averli dati per anni “a noleggio” per i piaceri sessuali di depravati di ogni sorta, adepti del gruppo dell’orrore. Gli imputati sono assistiti da un collegio di difesa composto da 19 avvocati pronti a tutto. Tra i loro clienti vi sono notabili locali, con buone protezioni politiche. La piccola Corte d’Assise di Saint Omer al Nord della Francia non è preparata a un caso di tale portata, giudiziaria e mediatica.

Nemmeno dal punto di vista logistico, tanto che i pedofili con i loro difensori, dato il loro numero, siedono tra il pubblico, mentre alla sbarra degli imputati sfilano, uno alla volta, i bambini, le vittime delle sevizie. Due giovani magistrati, un pm e un giudice istruttore, fanno il loro meglio, ma assistere ai controinterrogatori dei bambini svolti dai feroci avvocati in toga, è davvero insopportabile. Per farla breve, le dichiarazioni dei piccoli vengono tutte messe in discussione, ridimensionate, annullate per vizi procedurali. Ciascuno degli imputati chiama a testimoniare decine di persone attestanti la loro moralità, irreprensibilità di condotta. I piccoli, umiliati, assistono a capo chino.

Il clamore della stampa è immenso. La Francia si divide. La destra francese appoggia a spada tratta gli accusati, più o meno tutti membri dell’establishment, e muove la sua impressionante macchina di comunicazione. Gli avvocati della difesa imperversano. Molti di loro sono legali di grandi gruppi di media, stampa e Tv, amici personali dei tycoon che hanno tirato mille volte fuori dai guai. La piccola corte di provincia va in tilt. Il processo di primo grado si conclude con miti condanne per solo alcuni degli imputati, e miseri risarcimenti patrimoniali per le vittime.

Ma il peggio deve ancora venire. La difesa fa appello alla sentenza. Sul caso Outreau interviene, a questo punto, anche Nicholas Sarkozy a favore dei pedofili, secondo lui, troppo frettolosamente giudicati tali. Forse alcuni erano collettori di voti, che altro posso pensare? Comunque ha effetto. La Corte d’Assise d’Appello annulla la sentenza. Gli imputati dichiarati colpevoli, che avevano nel frattempo scontato pene di tre anni tra carcerazione preventiva e condanna, vengono assolti, liberati e… risarciti con mezzo milione di euro a testa. Le vittime, se già parlavano a fatica degli abusi sofferti, ora ammutoliscono, annichilite. Travolte dalla vergogna e derise dall’esultanza dei loro aguzzini.

A questo punto l’avvocato difensore di una delle imputate, la madre-orrore dei due ragazzi, ha un sussulto di coscienza e di orgoglio femminile. L’avvocatessa è, prima di tutto, donna e madre. Ritiene esistere un limite tra il diritto di difesa e la verità e ritiene che esso sia stato ampiamente superato.

Racconta ciò che sa, di prima mano, dalla sua cliente. Ma non basta. Il processo è ormai al limite di prescrizione (sì, anche in Francia si usa…) e c’è già stato un doppio grado di giudizio. La situazione precipita. Interviene Homeyra con la sua organizzazione. Ritrova il più anziano delle vittime, Cherif Delay, nel frattempo divenuto cantante rap, sino ad allora – inspiegabilmente – mai chiamato in causa. Ha sempre taciuto, sopraffatto dall’umiliazione e dal trauma spaventoso. Gli unici riferimenti alle violenze subìte si trovano nei suoi rap, nelle sue canzoni, ma non servono in giudizio. 

Innocence en Danger lo convince a parlare, fa riaprire il caso. Si interrompe la prescrizione. Gli aguzzini di Cherif, sono gli stessi. Se Homayra e i suoi ce la faranno (e prego Dio di sì), gli orchi dovranno comparire nuovamente davanti a una Corte, stavolta più preparata, meno influenzabile, in un “vero” giudizio, per rendere finalmente conto della sporcizia che nascondono nelle loro anime immonde. Forza Homayra, forza Cherif, forza ragazzi. Tenete duro!